venerdì 11 settembre 2015

LA CITTA' SENZA FIGLI

Zimin Gorislav capitano dell'esercito della federazione Russa, per la prima volta al comando di una missione operativa, cammina lungo le strade di Ostvosk. La figura alta e slanciata, il passo lungo e atletico, quasi contrastano con l'uniforme da campo lurida e strappata.

Il cielo intensamente azzurro sembra eternamente lontano dai fabbricati disabitati, scrostati, popolati da topi che si rincorrono e insetti vagabondi. Gli uccelli volano tra schegge dei vetri che testimoniano un passato che comprendeva le finestre; entrano e escono da locali dai pavimenti e muri ricoperti di muffa.

Il capitano Gorislav deve rallentare; erbe selvatiche e infestanti hanno abbracciato l'abbandono della città e in alcune aree raggiungono l'altezza delle ginocchia. In periferia il profilo dell'orizzonte è tracciato dalle linee dei complessi industriali corrosi e ossidati.

Zimin conta i morti. Vivi sono rimasti in pochi, per ora; nella sua mente è certo che la fine è vicina anche per lui.

I suoi occhi fissano la realtà ma il cervello non la vede. I neuroni puntano all'inizio di tutto questo; un brillante ufficiale in carriera desiderato al centro di Mosca nel cuore del potere.

Le cellule cerebrali vedono di nuovo l'immutabile arredamento degli uffici del Cremlino; pareti rivestite con pannelli di legno scuro, alle finestre spesse tende trasformano la luce del sole in pallida luminescenza. Le porte ricoperte da ampie imbottiture ricordano l'importanza della discrezione.

Il capitano Gorislav Zimin, irrigidito nell'uniforme di servizio, pensa all'eterna monotonia degli uffici ministeriali; tutti invariabilmente simili e osserva la persona che lo ha convocato, Ariy Grishin. Il ministro per l'energia.

Grishin siede dietro una massiccia scrivania, sprofondato in una imponente poltrona in velluto rossa che sembra ingoiarlo; sfoggia completo grigio e camicia bianca, l'abbigliamento di ordinanza del politico medio.

Una sola nota di personalità: la cravatta blu elettrico con decorazioni astratte gialle. Una recente abitudine dei grandi burocrati per sembrare simili ai comuni cittadini.

Per il resto è una persona di statura media, dal fisico appesantito e poco tonico che ha silenziosamente e spietatamente scalato il sistema politico.

Con le mani leggermente sudate apre il coperchio di un carillon verde posizionato quasi al centro della scrivania, accanto a dei fogli scarabocchiati con grafia incomprensibile.

Il capitano Zimin è bene informato; la scatola musicale è per ora un raro simbolo di potere. Poche persone la posseggono.

Non produce suoni. Al suo interno ora brilla una minuscola luce verde; il ricedisturbatore è attivo. Garantisce la solitudine elettromagnetica; tutti i dispositivi di comunicazione e spionaggio diventano sordi e ciechi. Riservatezza assoluta.

Il ministro è di poche parole:



<caro capitano; abbiamo l'esigenza di ripristinare delle attività nella città industriale di Ostvosk. Diversi tentativi hanno avuto conseguenze spiacevoli e non sono andati a buon fine. La questione riguarda l'uranio, è una priorità nazionale>



Una pausa, sospira e fissa intensamente l'ufficiale silenzioso:



< tra 48 ore assumerà il comando di una squadra speciale. Sarete elitrasportati in quella località. Dovete mettere in sicurezza l'area>



Il politico Grishin apre un cassetto e con un gesto studiato estrae un fascicolo; incollata sulla copertina con bave di ceralacca rossa la busta con gli ordini.



< eccole il rapporto relativo alla situazione e le disposizioni di servizio. Può andare >



Il guerriero Zimin scatta in piedi; prima una stretta di mano e poi il saluto militare.

Rapidamente si allontana. Oltre un ora di anticamera per una conversazione di circa 5 minuti.

Luci fluorescenti, schedari grigi e scrivanie economiche bianche. Gli uffici del comando della difesa territoriale alla periferia di Mosca sono l'antitesi di quelli del Cremlino. Sembrano la sede di una banca o di una società finanziaria.

Gorislav è seduto disordinatamente sopra una sedia girevole blu, dondola pigramente e oscilla a destra e sinistra. Ha tra le mani il fascicolo, legge lentamente e riflette.

Le faccende riguardanti l'uranio sono sempre molto, troppo, serie; conducono direttamente alla spina dorsale della economia della madre Russia. Nel 2037 il trattato di Buenos Aires ha stabilito l'abolizione delle emissioni inquinanti in atmosfera.

Alle ciminiere fumanti è rimasto un arco di tempo di 3 anni per sparire; le nazioni che dispongono di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili e impatto ambientale zero non hanno problemi.

Per gli stati entrati da poco nella loro personale epoca industriale sono dispiaceri; una clausola del trattato stabilisce che i paesi che non si adeguano dovranno pagare pesanti dazi nell'esportazione delle loro merci e manufatti di qualsiasi natura essi siano.

Una condizione che li trasforma informalmente in colonie sporche in balia di coloro che posseggono l'evoluzione tecnologica.

La gente del Cremlino offre una alternativa; energia nucleare russa con servizio completo.

Installazione e avviamento delle centrali, fornitura del santo combustibile uranio e per finire ritiro e neutralizzazione delle sgradite scorie radioattive.

L'aria rimane pulita e i dazi sono un ricordo. In cambio di questa generosa assistenza la federazione russa chiede rapporti commerciali agevolati e privilegiati, libertà di installazione di basi militari, manodopera e se necessario mercenari destinati al tritacarne dei perenni conflitti a bassa intensità che circondano la federazione.

Lunga vita e prosperità alla grande Russia e ai suoi indiretti feudi. Per questo il capitano Zimin ha imparato a nominare il signor uranio con deferenza e solo se necessario.

I rapporti e le fotografie ricostruiscono la vicenda.

Ostvosk è una città segreta. Alla fine degli anni cinquanta, all'apice della guerra fredda, accanto a una miniera di uranio a cielo aperto sono costruiti, nascosti nella viscere della terra e ricoperti da boschi, 7 reattori nucleari per la produzione di materiale destinato a armare ordigni atomici.

Per l'amministrazione sovietica miniera 12, impianto 39; quasi un gulag dove inviare persone indesiderate, dissidenti e criminali comuni. Dopo anni seguono scienziati e tecnici specializzati.

Nasce la città, mai indicata sulle carte geografiche, e cresce fino a essere popolata da 70.000 abitanti; poi l'Unione sovietica si dissolve.

Impianti fermi e miniere chiuse; stipendi congelati. Ostvosk rapidamente si svuota, abbandonata e dimenticata.

In molti la conoscono ancora con il nome di “città senza figli”; gli elevati livelli di radioattività e la presenza di masse di sostanze tossiche hanno provocato aborti e la nascita di neonati con gravi malformazioni morti tutti nel giro di poche ore.

In quel luogo non sono mai cresciuti bambini e molte madri e futuri padri hanno conosciuto la follia del dolore.

Ora ha la possibilità di essere di nuovo utile. Gli impianti del ministero per l'energia sono in grado di trattare solo una minima parte delle scorie radioattive prodotte dalla clientela; ufficialmente questa è una realtà innominabile.

Dietro lo scenario della finta trasparenza i residui sono accumulati in luoghi remoti, sconfinate discariche radioattive.

Miniera 12 e impianto 39 possono contenere migliaia di tonnellate di materiale irradiato. Inizia l'operazione di ripristino e conversione di Ostvosk. Il ministero invia in successione 3 gruppi di tecnici e attrezzature per effettuare i lavori ma i componenti di tutti i gruppi decedono sul posto.

I rapporti sono confusi, contraddittori; omicidi, suicidi, incidenti anomali. La relazione conclusiva ipotizza azioni di terroristi o infiltrazioni di agenti stranieri inviati con lo scopo di colpire l'economia russa.

Questi motivi richiedono l'intervento delle forze armate; deve essere ripristinata la sicurezza dell'area e i nemici dello stato annientati.

Il capitano Zimin posa il fascicolo sulla sua scrivania immacolata; lo osserva come un oggetto alieno penetrato all'improvviso nella sua esistenza. L'ufficiale ha una espressione preoccupata.

La sua carriera è semplice, quasi ereditaria. Agosto 1991; durante il tentativo di colpo di stato un oscuro sottufficiale anziano e suo figlio un anonimo giovane tenente si schierano con Boris Eltsin. La parte è quella giusta, prevale, e il tenente Zimin diventa progressivamente importante. Sviluppa la sua carriera legandola alla politica. Ha un adorato unico figlio: Gorislav.

Con l'aiuto del padre, congedato dall'esercito e diventato dirigente di gruppi finanziari legati agli oligarchi industriali, il giovane Gorislav entra nelle forze armate amorevolmente protetto.

L'uomo che deve guidare un gruppo di militari scelti nella misteriosa località di Ostvosk non ha mai avuto incarichi operativi; solo divertenti esercitazioni giusto per rompere la monotonia del tempo trascorso in ufficio.

Ora deve sospendere il suo ultimo e comodo incaricato di addetto all'organizzazione di operazioni particolari finalizzate all'assistenza ai veterani; almeno così è presentato in pubblico.

Esistono gruppi di militari che accumulano azioni cruente oltre ogni limite; imbottiti di farmaci e con le vene spaccate dalle iniezioni di stimolanti. A volte dopo mesi, in altri casi in qualche anno, sono completamente incontrollabili, dediti a ogni genere di violenza e devastazione nei confronti di chiunque.

Secondo una circolare del ministero della difesa conviene trasferirli in località remote della federazione, lontano dai guai. Gorislav Zimin organizza con attenzione convogli ferroviari e autocolonne per il loro trasferimento.

Esegue gli ordini; anche quello strettamente verbale che pochi conoscono e nessuno osa scrivere.

Treni e autocarri hanno sempre malaugurati incidenti che provocano il decesso di tutti coloro che sono a bordo. Comunicato ufficiale, funerali di stato e picchetto d'onore.

Tanti soggetti imbarazzanti in grado di divulgare storie innominabili riposano in pace, per il bene di tutti. Una generosa assicurazione rimborsa i famigliari dei caduti.

Il premio assicurativo di coloro che non hanno nessuno disposti a piangerli e ricordarli transita direttamente nel conto corrente di Gorislav e degli altri organizzatori.

Un extra concesso dal governo per stimolare silenzio e menzogne.

Maledice silenziosamente chiunque abbia deciso di coinvolgerlo nelle faccende dell'uranio e sospetta la vendetta trasversale di una fazione opposta a quella dell'illustre genitore; troppo tardi per inventare una ritirata.

Ha una sola scelta: andare avanti.

Trascina il resto della giornata in chiacchiere con i colleghi, quando è solo prende a calci qualche sedia; tenta di scaricare la tensione.

Per distrarsi si reca a Mosca nei quartieri dove al tramonto la luce del sole è sostituita dalla luminosità di fantasmagoriche insegne.

La meta è il suo locale preferito; Reserve Club la discoteca dei giovani rampanti e di famiglia importante. Gli eleganti energumeni posizionati davanti all'entrata lo conoscono bene e lo fanno entrare con grandi ossequi.

Si unisce alla sua solita compagnia di finanzieri corrotti, ricchi sfaccendati e ufficiali arroganti. Musica, stupefacenti, vodka e donne in vendita; una sera e una notte sfrenate, indimenticabili.

Quando sfiancato esce dal Reserve Club lungo le strade trova quasi esclusivamente gli addetti alla raccolta dei rifiuti. La primavera è appena iniziata, la brezza notturna pungente lo riporta in parte alla realtà.

Incrocia rari passanti, ognuno rinchiuso nel loro mondo. Una giovane donna dai lunghi capelli biondi vestita con formali giacca e gonna blu lo scruta; sembra la classica ragazza troppo per bene finita fuori posto per qualche motivo misterioso.

Generalmente le signorine come si deve quando lo incontrano abbassano lo sguardo; il capitano lo trova divertente. Ma questa gli passa accanto, lo sfiora e sostiene la sua vista con un paio di occhi più oscuri che neri.

Gorislav ha la sensazione di averla incontrata altre volte, ma non riesce a ricordare dove e per quale motivo; forse è semplicemente la conseguenza degli eccessi appena compiuti.

Raggiunge l'elegante abitazione da scapolo e si lancia sul letto vestito, con l'uniforme spiegazzata e macchiata di whisky e caffè. Il sonno lo avvolge rapidamente.

Immobile in un grande prato di erba ingiallita; l'orizzonte è una linea perfetta che segnala la base del cielo azzurro. Una donna vestita con una tunica bianca avanza verso di lui; è ricoperta da un sottile e raffinato velo verde.

Si avvicina e nella trasparenza intravede i lineamenti della ragazza incontrata qualche ora prima in strada; poi il cielo diventa nero e liquido come il catrame e il velo si squarcia.

Ha di fronte un orso grigio e bianco dagli occhi neri; la bocca spalancata e il muso sono macchiati di sangue fresco caldo e fumante. L'animale è gigantesco e eretto, tra gli artigli tiene un teschio ingiallito ricoperto di macchie viola. Gorislav si sveglia sudato, con i muscoli irrigiditi e nelle narici percepisce un inspiegabile odore di morte.

Un altro incubo, pensa; ricorda la nonna, nota anche come sensitiva, che racconta storie di esseri mitologici e riti perduti. Forse, anzi certamente, i ricordi dell'infanzia tornano nel sonno alcoolico.

Tutto destinato all'oblio; prima per allinearsi all'ateismo scientifico dello stato Sovietico e ora per rispetto alla religione Ortodossa e al potente zio pope.

La pioggia fine primaverile scende da nuvole grigie; bagna il cemento screpolato delle piazzole di un eliporto nelle vicinanze di Mosca. Hangar dai portoni metallici ossidati sono ricoperti da terriccio e erba; il loro profilo sfuma con i campi all'orizzonte.

Un grosso elicottero da trasporto è pronto al decollo; colorato in arancione sbiadito e bianco sporco. Codice di immatricolazione civile dipinto sulle fiancate con vernice nera ancora quasi fresca.

Militarmente la missione non esiste. Il capitano Zimin nella cavità di un hangar vuoto studia i 14 componenti della squadra al suo comando. Hanno levato le insegne dalle divise, provengono da unità e istituzioni diverse; ogni diramazione del potere vuole essere rappresentata nelle situazioni critiche.

Sorveglianza reciproca e forse tenteranno di ammazzarsi tra di loro; oppure il bersaglio potrebbe essere lui, Gorislav. Le strade pratiche della politica sono sempre tracciate con il sangue.

Una certezza. Lo guardano e dietro i volti seri ridono. Le loro uniformi da campo sono pulite ma sbiadite, vissute in tante operazioni. Quella di Zimin è nuova, forse indossata per la prima volta; hanno già intuito che il loro comandante è al primo vero incarico operativo, un principiante.

Tra di loro il vicecomandante; il tenente Raisa Bogdanov. Una donna giovane, dalle spalle robuste e dai modi decisi.

Salgono sull'elicottero e il capitano osserva il posteriore del tenente Bogdanov. Tutto sommato una serata con lei potrebbe essere interessante. Prendono posto sui seggiolini in tessuto disposti lungo la fusoliera e posizionati per l'occasione. Al centro zaini e equipaggiamenti trattenuti da grosse reti arancioni.

In volo accompagnati dal rumore quasi assordante delle turbine oltrepassano le nubi e dai finestrini entrano caldi raggi di sole. Il tenente inserisce la testa in una cuffia del circuito intercomunicante e con un gesto convenzionale indica al capitano di fare la stessa cosa.

La donna ha un piccolo zaino personale giallo; Zimin la osserva mentre estrae un fascicolo simile a quello ricevuto dal ministro per l'energia. Ha un sussulto interiore che maschera a fatica, sente il sudore colare lungo la schiena.

La documentazione in possesso di Raisa Bogdanov è più spessa di quella che lui ha a disposizione, sono almeno 10 millimetri di fogli in più; un segno importante, di potere.

Il secondo al comando ha maggiori informazioni; politicamente è più forte del capitano.

La voce distorta dall'intercomunicante.



<capitano desideravo informarla che nelle operazioni di scavo di Ostvosk sono state recuperate delle steli e altro materiale archeologico risalente ai pagani slavi. Si tratta di reperti risalenti all'epoca precedente il cristianesimo. Secondo gli archeologi in quell'area sono presenti i resti di diversi templi sacri per quelle ormai lontane popolazioni. Per il resto penso che sia a conoscenza di tutta la situazione in dettaglio>



<grazie tenente. Sono convinto che gli incidenti siano opera di criminali comuni o sabotatori; comunque i programmi industriali delle federazione non si fermano per leggende o speculazioni di archeologi>



<concordo capitano, grazie per l'attenzione>



Atterraggio nei resti di un campo da calcio; trasporto di equipaggiamenti e attrezzature nel vicino centro scolastico. Un edificio relativamente in ordine; a Ostvosk le scuole non sono mai state frequentate.

Nelle aule le spedizioni precedenti hanno ricavato alloggi e lasciato parecchio materiale. Considerato il contesto dal punto di vista logistico le condizioni sono discrete.

Perlustrazioni e pattuglie nel vuoto umano della città abbandonata. Tutti hanno la possibilità di vedere i reperti archeologici ora accumulati nel grande spazio cavernoso e artificiale dell'impianto 39.

Diverse steli di svariate altezze con disegni e incisioni incomprensibili. Il retaggio di una culture latente nell'anima delle persone e repressa da secoli fino a disconoscerla o ignorarla. Tra tutti i militari del drappello nessuno le trova interessanti.

Presidio del nulla; vento e polvere. La strumentazione registra metodicamente la sola invisibile compagnia.

Radiazioni con valori che oscillano tra appena oltre il tollerabile per un organismo umano e quantità che superano le capacità di misura delle apparecchiature. La periferia di Ostvosk si disperde gradualmente in una foresta di querce dall'aspetto anemico e triste; anche loro accarezzate dal soffio dell'uranio.

Giorni che non portano scoperte o novità; un altra mattinata scivola lenta, in nome del dovere. Spari seguiti da un tempo indefinito spezzato da urla.

Gli ufficiali Zimin e Bogdanov escono correndo dall'edificio scolastico e guidati dalle voci raggiungono il luogo dove ha preso la parola un arma da fuoco.

Un corpo a terra mostra fori di proiettile all'addome e al cranio. Nel petto sventrato del cadavere è conficcata una vecchia vanga arrugginita; il sangue colora l'asfalto di rosso.

Il capitano, sforzandosi di mantenere la calma, si rivolge ai militari presenti.



<Maledizione, che cosa è successo?>



Risponde per tutti un soldato scelto dal volto teso e sospettoso.



<il sergente Kasputin è impazzito. Ha ucciso il soldato Belov e ha estirpato il suo cuore, come può vedere lei stesso. Poi è fuggito urlando frasi senza senso.>



La voce preoccupata del tenente.



<avete idea dove sia andato? Che direzione ha preso?>



La risposta alla sua domanda non tarda. Una voce irrompe dal balcone scalcinato di uno dei tanti edifici abbandonati; sopra il sergente Kasputin recita una litania in una lingua incomprensibile.

Ha le braccia alzate; in una mano è evidente la pistola d'ordinanza. Con l'altra brandisce il cuore del soldato Belov e lo sventola come un fazzoletto.

Raisa Bogdanov lo osserva e urla verso di lui.



<sergente, si calmi. Provi a calmarsi. Lei rimane fermo dove si trova e io salgo a prenderla, d'accordo?>



Il sottufficiale interrompe il delirio, abbassa lo sguardo verso la strada. A voce alta e comprensibile risponde.



<tenente non è il caso che si scomodi. Scendo io, immediatamente>



In silenzio si lascia cadere nel vuoto. In pochi secondi i commilitoni si spostano e il suo corpo impatta al suolo. Rumore di ossa compresse e spezzate; morto all'istante.

Da una delle tante profonde crepe che sfregiano il cemento dei marciapiedi emerge un enorme sciame di formiche e avvolge il cadavere in un sudario di insetti.

All'arrivo della notte gli ufficiali sono tesi, non dormono. I soldati hanno incubi. Nessuno lo dice esplicitamente ma l'accaduto sembra associabile a entità sfuggenti o alla pazzia indotta dall'inquinamento che logora il corpo e confonde la mente.

Silenziosi tutti ricordano le chiacchiere da caserma e i rapporti. Forse esiste un infido morbo di Ostvosk, nemico invisibile e spietato impossibile da combattere solo con la forza e il coraggio.

L'alba di un altro giorno; il caporale Mishin, un gigante dalla muscolatura poderosa, è scomparso. Lo trovano all'interno dell'impianto 39 rigido e abbracciato a una stele. Morto dissanguato con le vene recise all'altezza dei polsi. Accanto ha il coltello tattico e i lineamenti del volto deformati in una maschera carnevalesca.

I componenti della squadra sono agitati. I pessimi sogni notturni sono accompagnati da visioni in pieno giorno. Serpenti con tre teste e grossi uccelli con testa di drago; voci che sussurrano in lingue sconosciute.

Tutti vedono un branco di cani alati che si dissolve volando verso il sole.

Subdola arriva la paura degli altri; il terrore di essere assassinati dai commilitoni impazziti. Sorveglianza reciproca non dichiarata. Il capitano è consapevole che scrivere o inviare rapporti non serve.

Le forze armate non sono disponibili a dare credito a eventi del genere.

Nessuno ha più visto il tenente Bogdanov. Seguono delle orme tracciate nella polvere inquinata e poi impresse nel terreno.

Buona dimostrazione di capacità operativa con risultati rapidi. Raisa è tra le querce, seduta con la schiena appoggiata a una pianta. Rivoli di sangue colano da naso e orecchie e il cuore è fermo per sempre.

Morte inspiegabile. Zimin nota che le è scivolato il berretto e una massa di splendidi capelli neri è libera mossi da una leggera brezza.

Un corvo plana veloce; posa le zampe accanto ai resti della donna e inizia a strappare piccoli pezzi di carne da una mano esangue.

La pelle è rigata da venature simili a quelle del legno.

Asserragliati nella scuola la coscienza di ogni singolo individuo ha compreso che sono gli anelli di una catena nelle mani della morte. Allora decidono di allontanarsi, disertano ognuno in direzioni diverse nella speranza di ritardare il più possibile la fine della loro esistenza.

Il capitano non li biasima e non tenta di fermarli; pistola in pugno vaga per la città deserta alla ricerca di qualche indizio. Cerca un nemico da guardare negli occhi. Il cervello non vuole più pensare al prima. Tutte le energie mentali sono concentrate nel tempo presente; tentano di rallentarlo.

Le spiegazioni razionali non esistono. Il capitano Gorislav Zimin tenta di lasciarsi guidare dall'intuito.

Raggiunge lo scheletro di un edificio; è quanto rimane dell'ospedale. Cammina nei corridoi, qualche cartello, sbiadito, ha opposto resistenza al tempo. Attraversa i reparti di maternità e pediatria. Nota che con della vernice gialla una mano anonima ha tracciato dei nuovi nomi: obitorio e cimitero.

Esce, percorre un labirinto di strade vuote. Raggiunge la periferia e si inoltra tra le querce.

Stanco, sudato si ferma al riparo della provvidenziale ombra di uno degli alberi. Riprende fiato e cerca di mettere ordine nei pensieri.

Una visione. Le querce cambiano aspetto e Gorislav è circondato da donne vestite con tuniche bianche e coperte con veli verdi, come nei suoi sogni.

Non dorme, è sveglio e orientato. Sente le loro presenze, lo circondano ondeggiando leggiadre.

Cantano un litania, comprende le parole. Celebrano le schiere di Igor; una voce senza tono entra nella sua mente e lo avverte.



<non usare la pistola. Non farlo. Con noi è inutile>



Rimane immobile. Vuole allontanarsi, ma le gambe sono paralizzate.

Una di loro si avvicina. Pochi centimetri dal suo volto e improvvisamente riconosce una persona quasi dimenticata. Vera Doronin. Lo stesso viso della giovane donna incrociata nell'ultima notte moscovita.

Un giovanile innamoramento passeggero, poi si sono persi di vista.

Sotto il velo è ancora giovane, il tempo non la ha scalfita; parla con dolcezza.



<Gorislav, mio caro; ricordi di noi ora?>

Risponde con voce flebile.



<si, ma non capisco. Perché... la tua presenza, in questo modo e tutto il resto>



<ora comprenderai, mio capitano. Desidero spiegarti. Questo è un luogo pervaso da energie spirituali. Prima di voi e di tanti altri qui sorgevano i templi dedicati a Svarog e alla sua schiera. Sono gli déi che proteggono il nostro, il tuo, popolo.

Poi gli umani hanno fatto false scelte rinnegando da secoli il vero credo. I templi sono rimasti sotto la protezione della terra e la forza di Svarog e i suoi fedeli si è trasferita nell'universo.>



L'ufficiale è sconvolto; La voce di Vera prosegue.



<E alla fine avete scavato e profanato anche quello che rimaneva dei segni di devozione ai vostri protettori. Per avidità, ingordigia, egoismo avete sporcato la madre terra. Siete stolti al punto da colpire con la vostra malvagità la vita nascente>



Nel tempo di un lampo il capitano Zimin ricorda una delle leggende della nonna. Le Vile; esistono, sono loro.

Sono gli spiriti sopranaturali delle donne che hanno perso i figli o che si sono suicidate; assumono sembianze impensabili, hanno poteri magici e amano fedelmente la vendetta. Miniera 12 impianto 39, il nucleo della città senza figli; l'origine delle Vile di Ostvosk.

Ora sono strumenti dell'ira di Svarog e degli déi legati alla sua essenza. E la sua squadra, e quelle precedenti, ne hanno subito le conseguenze.



<sento capitano. Percepisco il tuo animo, ora tutto è chiaro>



<Vera, perché anche tu sei qui? Come sei finita a Ostvosk?>



<molto semplicemente. Anni, il tempo passa, ma è ancora reale. Tu rientri in accademia e io svanisco dalla tua memoria; per un brillante cadetto sono un intermezzo divertente. Fine.

Io credo nel tuo amore. Ma le mie implorazioni non ricevono risposta; per l'uomo che amo sono invisibile.

Vado alla villa del tuo illustre padre e chiedo la sua benevolenza. Lui ride. Una brava ragazza studiosa che vive nei block alla periferia di Mosca non può aspirare al matrimonio con il rampollo di una famiglia emergente.

Mette mano al portafoglio, chiede alla piccola Vera quanto costa. Come una sgualdrina.

Urlo. Ho nel grembo una vita concepita con Gorislav.

Allora il generale e uomo d'affari Zimin afferra il telefono e chiama le sue personali guardie del corpo.

Trascinano Vera nell'autorimessa. Spiegano che deve sparire e arrangiarsi in silenzio con il piccolo bastardo che attende. Due uomini e una donna; individui freddi, muscolosi e spietati.

Strappano i vestiti della studentessa timida e a turno si divertono con lei, la donna guarda e ride. Alla fine è senza forze distesa sul pavimento gelido; allora la gentile signora si avvicina e la colpisce con una infinità di calci all'addome. Poi la buttano in strada>



L'uomo Gorislav Zimin balbetta; la gola è secca e le corde vocali doloranti.



<non sapevo. Non lo avrei mai permesso...>



La Vila lo interrompe.



<non volevi sapere. Esisti solo per il tuo compiacimento. Non proferire inutili giustificazioni; questo è il mio mondo e non puoi dare ordini o imporre condizioni. Ora devi ascoltare, non ho finito.

La ragazza perde la creatura e la dignità. Deve però andare avanti, nel piccolo appartamento inserito in alveare di cemento scolorato la attende un padre malato e vedovo; lei deve occuparsi di lui.

Vera trova un lavoro; World Wide Contractor la più grande compagnia mondiale di mercenari. Impara, combatte per nessuna e cento bandiere e guadagna. Ma per lei è importante solo la rabbia, è una perfetta guerriera. Suo padre lascia questo mondo; sola, opera nel sud est asiatico per importanti clienti non istituzionali. Triadi, yakuza e qualche movimento politico.>



Con la bava alla bocca l'ufficiale esprime i propri pensieri.



<forse hai agito con l'armata e a volte contro di noi. Siamo amici, nemici? Cosa siamo?>



La entità che ora è Vera risponde con voce allegra, divertita.



<siamo amanti, mio caro. Per questo racconto tutto, non posso avere segreti con il mio bellissimo uomo. Dopo tante gole tagliate e vite interrotte desidero la pace interiore. In un antico quartiere delle frenetiche isole nipponiche conosco persone che iniziano la mia mente alla meditazione e agli stupefacenti. Progredisco e vedo la verità che imbeve il mio spirito; decido di abbracciarla.

Grazie alle sostanze giuste il mio corpo, inutile involucro e ostacolo, muore. L'energia vitale oltrepassa i confini di questo misero mondo. Gli dèi sono accoglienti e sono per l'eternità al loro servizio con le sembianze di una Vila.>



Gorislav Zimin attonito e senza parole spera ancora di sognare; forse è un incubo.

Ma Vera Doronin continua a parlare; la sua dolce voce entra nel cervello e lo sospende in attimi infiniti.



<amore, gli dèi sono generosi. Abbiamo potuto ritrovarci, è magnifico>



I veli lasciano intravedere lo sguardo oscuro di una donna che nella notte percorre le strade di Mosca: movimento lento; forse una mano è tesa verso l'uomo terrorizzato.

Non è un arto bianco dalle pelle liscia e profumata; si tratta di una enorme zampa di orso ricoperta da un folto pelo grigio e bianco.

Rapidamente afferra la gola dell'ufficiale; una morsa corredata dalle lame degli artigli che fendono la pelle e recidono arterie e vene.

Gorislav Zimin chiude gli occhi. La sua esistenza è terminata; lo spirito attraversa il cielo di catrame e raggiunge gli inferi dove tra caverne e fiumi di lava è destinato a osservare per l'eternità i propri errori. Senza avere mai la possibilità di rimediare.

Rimangono un bosco di querce e un cadavere nelle vicinanze di una città senza figli e priva di abitanti dove, lentamente, la natura invade le costruzioni dimenticate.

Ariy Grishin, ministro per l'energia, ha avvisato la solerte segretaria. Non vuole essere disturbato da nulla e nessuno nelle prossime ore. Rinchiuso in ufficio, le tende abbassate chiudono fuori il mondo, esamina l'ennesimo rapporto relativo a una spedizione a Ostvosk.

Come sempre tutti morti. Uccisi tra di loro, suicidi e alcuni disertori investiti e deceduti in incidenti stradali.

Tutto perfetto, altri maledetti dannati sono agli inferi.

Peklenc, dio del sottosuolo, osserva il corpo che abita e i buffi indumenti che indossa; nel corso delle ere ha avuto la possibilità di possedere un numero infinito di umani. Ma un ministro, un politico come li chiamano, è la prima volta. Lo trova divertente, ride silenziosamente.

Il dono di Svarog, la Vila Vera, è uno splendore. Potente e devota; doveva proprio esaudire il suo unico desiderio: condurre nel mondo oscuro un umano in particolare.

Alla fine dei conti per Peklenc è sempre uno spirito da sfruttare.

Ora deve tornare a fare il ministro. Prepara la richiesta urgente per una nuova spedizione esplorativa da inviare a Ostvosk, frontiera tra il mondo dei viventi e il suo sotterraneo regno.

giovedì 3 settembre 2015

EOSDIS WORLD VIEW NOTE DI IMPIEGO

EOSDIS WORLDVIEW
NOTE DI IMPIEGO
EOSDIS Earth Observing System Data and Information System è un sistema sviluppato dalla NASA nell'ambito del programma Earth Science Data Systems Program che ha lo scopo di raccogliere in continuazione dati scientifici e statistici riguardanti le condizioni climatiche del nostro pianeta e le loro interazioni con la popolazione mondiale.
I dati rilevati sono accessibili apertamente a chiunque sia interessato alla loro consultazione nella pagina web appositamente creata.
Il cuore della base di dati è l'osservazione con satelliti artificiali integrata da informazioni rilevate da aeromobili, misurazioni sul campo e altri diversi programmi di ricerca e studio.
I satelliti dedicati sono due; EOS AM-1, chiamato Terra, e EOS PM-1, definito Aqua.
Terra orbita intorno al nostro pianeta in direzione nord sud incrociando l'equatore durante il giorno mentre Aqua segue un orbita con direzione sud nord e sorvola l'equatore nel pomeriggio.
I satelliti coprono l'intera superficie terrestre ogni 1 o 2 giorni e permettono di visualizzare i dati in modo globale.
Lo strumento principale con il quale sono equipaggiati è il radiospettrometro MODIS Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer; misura simultaneamente 36 bande spettrali o gruppi di lunghezze d'onda e permette l'acquisizione degli elementi utili alla comprensione dei processi climatici che avvengono al suolo, negli oceani e nella parte bassa dell'atmosfera.
Quando si accede alla pagina web dedicata sono visibili le immagini parziali del giorno corrente; in fondo alla pagina è presente un indice a barra che permette di raggiungere i giorni precedenti e ottenere la visualizzazione globale. A sinistra dell'indice è mostrata la data che a sua volta permette l'inserimento di datazioni precedenti andando a richiamare le elaborazioni passate.
In alto a destra sono presenti quattro icone con le seguenti funzioni:
  • condivisione; per creare collegamenti
  • visualizzazione; selezionabile tra artica, geografica, antartica
  • snapshoot; per selezionare e scaricare immagini
  • informazioni; per conoscere aggiornamenti e inviare feedback
Scorrendo in verticale sempre la parte destra della visualizzazione sono disponibili due pulsanti + e – che determinano il livello di ingrandimento della immagine.
Segue la visualizzazione della scala dell'immagine, in miglia e chilometri, rapportata all'ingrandimento e la indicazione della coordinate geografiche espresse direttamente e inversamente.
Nella parte in alto a sinistra, sotto al logo della NASA, selezionando “layers” è possibile visualizzare gli strati base e decidere quali altri aggiungere. Effettuata la selezione una breve barra segnala la visualizzazione degli strati attivi mentre con il pulsante “+” permette di vedere i gruppi tematici nei quali sono suddivisi gli strati secondari.
Una volta individuato il gruppo, oppure tutti, con il segno di spunta sono attivabili gli strati desiderati. Alcuni di questi strati contengono informazioni non in tempo reale e acquisite da altri programmi di ricerca; ricordate sempre di osservare la data delle informazioni, quando presente, oppure di aprire i link alle basi di dati originarie per verificarla. Occorre tenere presenti che l'impiego di alcune basi di dati è soggetto a licenza, condizione segnalata, e che EOSDIS è un programma in continua evoluzione e aggiornamento.
Le parti nere dell'immagine indicano la mancanza di copertura satellitare.


venerdì 24 luglio 2015

ANGELI GUARDIANI

Tra le pareti di roccia, che delimitano i locali del forte risalente all'ottocento, vibrano le note di “parlami d'amore Marilù...”; sono accompagnate da un delizioso profumo di sugo all'amatriciana preparato con il guanciale, come vuole la tradizione.
Cristina, prima di entrare tra gli ausiliari della Guardia Nazionale, era commessa in una gastronomia; è una ottima cuoca e si occuperà lei del benessere dei nostri stomaci.
Oggi ha deciso di preparare i bucatini all'amatriciana.
La colonna sonora d'epoca arriva dal lettore CD di Lanfranco, il nostro autista. Ex autotrasportatore e motorista, appassionato di musica vintage; guida il “Lince” assegnato alla nostra squadra e cura amorevolmente l'efficienza del veicolo.
Ho deciso di raccogliere le mie esperienze in un diario. Inizia il nostro servizio di osservazione di 4 settimane e scrivo le prime parole. Con la matita sulle pagine di un quaderno; un sistema semplice che non teme difficoltà in questi tempi complicati e imprevedibili.
Il sole è splendido in questa giornata di fine estate. Le alpi offrono temperatura e paesaggio gradevoli e la parte del vecchio forte adattata a posto di avvistamento è abbastanza accogliente, vista la situazione. Sembra una vacanza; ma non è così.
Dobbiamo controllare a vista, binocolo ottico nelle ore di luce e visori a infrarossi dopo il tramonto, un settore del territorio francese; se all'orizzonte abbiamo anche solo il sospetto della presenza dell'ombra di un non morto provvederemo a una immediata comunicazione al comando d'area.
Io sono Leone, prima studente universitario e aspirante ingegnere elettronico; ora ausiliario specialista in radiocomunicazioni della Guardia Nazionale.
In questo momento si occupa del binocolo Irina, silenziosa e concentrata. Proviene dall'Ucraina e faceva la badante. Curava amorevolmente un anziano signore; poi lui si è trasformato e la ha aggredita. Per salvarsi la vita ha dovuto difendersi; lo ha fatto a pezzi con un grosso coltello da cucina.
Una esperienza tremenda che purtroppo molti sono stati costretti a vivere.
Siamo arrivati poco dopo l'alba. Il comandante del gruppo, Ciro, controlla con molta attenzione armi e equipaggiamenti. Ha i gradi di tenente, proviene da quello che erano le forze armate.
Ha partecipato a diverse missioni internazionali. Un autentico militare di professione; calmo e preparato trasmette a tutti sicurezza; era effettivo al corpo degli alpini, per lui siamo nel suo ambiente naturale.
Gli eventi sono stati tanti e rapidi. Non ho quasi avuto il tempo di metabolizzarli completamente; tutto è cambiato. Sono all'interno di questa vecchia fortificazione con persone che probabilmente non avrei mai conosciuto e devo dedicarmi a compiti che senza la presenza dell'infezione non sarebbero mai esistiti.
Sicuramente la maledizione degli zombie ha ricordato all'umanità che dobbiamo avere reciprocamente cura. Assisterci vicendevolmente; in caso di morte aiutiamo i deceduti a rimanere in quello stato. Fortunantamente noi, la nostra squadra, abbiamo fatto amicizia subito.
Un legame profondo che garantisce a ciascuno di noi che, se morirà una prima volta, gli altri lo aiuteranno a morire per sempre.
In questo momento di calma tento di riassumerli, forse questo mi aiuterà a comprendere meglio quello che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere.
2 Novembre di qualche anno passato. Un ordigno esplode in uno dei cimiteri monumentali di Parigi; un atto terroristico spettacolare, morti, feriti. Cadaveri freschi a pezzi mischiati con quelli stagionati lanciati nelle immagini dei telegiornali e diffusi in rete.
Una bomba sporca; le autorità lo comprendono immediatamente. Esplosivo a alto potenziale miscelato con sabbia inquinata con residui biologici; uno scenaro da guerra batteriologica.
Intervengono NATO e Unione Europea. Sviluppano una operazione di decontaminazione di persone e strutture e in tempi brevi la Francia torna alla normalità.
L'attentato è rivendicato con attendibilità da 3 organizzazioni terroristiche internazionali con orientamenti ideologici opposti e contrastanti. In scia una miriade di segnalazioni prive di fondamento o, in molti casi, opera di mitomani.
I responsabili non sono mai stati individuati, forse a questo punto non ha più importanza.
Rimangono orrore e le solite polemiche politiche; le autorità garantiscono, dopo accurate verifiche, che tutto è in ordine. Alcuni mesi dopo filtrano notizie, regolarmente smentite, di cadaveri che hanno ripreso vita; morti viventi aggrediscono personale medico e famigliari.
In un blog si racconta di un impresario di pompe funebri sbranato dall'oggetto delle sue attenzioni.
Si tratta dei primi casi relativamente isolati. Autorità e governi riescono a tenerli nascosti.
La situazione inizia a degenerare in tutto il pianeta; anche le forme di vita animali sono colpite con le stesse manifestazioni delle persone.
La vita è una e la morte è doppia. Una prima naturale e momentanea e poi quella definitiva se qualche altra persona ha la prontezza di sparare, fare a pezzi o incendiare il caro estinto.
Gli scienziati riescono a isolare un virus sconosciuto potente, indistruttibile e ormai diffuso in tutto il pianeta. La realtà è gelidamente atroce. Le particelle di sabbia luride ricadute a parigi dopo l'attentato hanno legato con batteri emersi da decenni, o secoli di sepolture, e silenziosamente il morbo incurabile dei non morti è scivolato tra noi.
Virus sconosciuto, impossibile da individuare durante le operazioni di bonifica messe in atto dopo l'attentato terroristico e come se non bastasse resistente a qualsiasi terapia conosciuta.
Mentre vertici militari, capi di stato e scienziati si insultano ferocemente scambiandosi accuse reciproche riguardanti la mancata individuazione immediata dell'infezione la situazione degenera.
Parigi, città cosmopolita e visitata da persone in arrivo e partenza per tutto il mondo è il punto di partenza ideale per l'infezione. La situazione degenera in tutto il pianeta. Fine di ogni genere di sistema organizzato. In Italia, come in altre nazioni, la situazione è relativamente sotto controllo anche se la popolazione è messa a dura prova non solo materialmente ma anche psicologicamente. Il significato della parola “etica” ha avuto parecchi cambiamenti.
In un modo globalizzato crollato tutti subiamo le conseguenze di carenze di ogni genere; scarsità di materie prime, reti di comunicazione traballanti, difficolltà nell'approvigionamento di farmaci e derrate alimentari.
In questo scenario maledetto arriva se non una soluzione almeno un aiuto concreto.
La ricerca e le attività spaziali, ormai troppo onerose per le finanze pubbliche sempre in passivo di tutti i governi, sono affidate completamente a aziende private.
Le maggiori società aerospaziali costituiscono una conglomerata. Spacenetwork.
Operano in orbita terrestre e sulla Luna. Ambiscono alla conquista di Marte; dispongono di 3 grandi stazioni spaziali orbitali geostazionarie e di una enorme base mineraria lunare.
Circa 10.000 persone sono nello spazio alle loro dipendenze affiancate da robot e attrezzature produttive.
Per i trasporti e collegamenti Spacenetwork ha organizzato una imponente flotta di Twinshuttle; navette spaziali di ultima generazione equipaggiate con propulsori a doppia azione.
Volano in atmosfera come aerei e si muovono nello spazio come astronavi. Voci non confermate affermano che siano state utilizzate dalle persone ai vertici di società finanziarie e industriali per trovare rifugio sulla luna.
Al riparo tra le stelle Spacenetwork ha convertito i robot industriali in androidi specializzati nel contrasto degli zombie. Sono antropomorfi, costruiti in titanio. Sagome quasi umane opache e equipaggiate di sensori per discriminare i viventi dai non morti; inarrestabili grazie all'energia delle celle a combustibile.
Dissolvono gli zombie con i lanciafiamme al plasma incorporati. Sviluppano temperature altissime in grado di annientare anche i possibili resti dell'innominabile virus.
Sbarcano dagli Twinshuttle. Creano e presidiano aree sicure, dove la vita può riprendere.
La gente li chiama “angeli guardiani”.
Tutto questo però avviene a delle condizioni.
Per inviare gli angelici robot la Spacenetwork esige che i governi, o quello che più si avvicina a una rappresentanza istituzionale, ratifichino il documento di adesione al “Consiglio del benessere mondiale”.
Questo prevede l'immediata cessione alla Spacenetwork della sovranità nazionale e la perdita per i cittadini di ogni forma di diritto civile, politico e della libertà personale e di espressione.
Il programma ha avuto molte adesioni, ma esistono nazioni e popoli che per evitare di cedere il corpo agli zombie non sono disponibili a regalare l'anima a una conglomerata.
Gli italiani non ne hanno voluto sapere. Quando il governo francese ha accettato in Corsica è esplosa la ribellione; ai corsi si sono unite le truppe della Legione straniera e ora l'isola è uno stato indipendente.
Italia, Corsica, Germania, Regno Unito, Slovenia, Croazia, Austria, Egitto, Israele e Turchia costituiscono l'Alleanza delle Nazioni. Le basi dell'accordo sono semplici: aiuto reciproco e fraterno nel contrasto dei non morti e fermezza granitica nel respingere la proposta del “Consiglio del benessere mondiale”.
Vienna è stata liberata dalla presenza di un orda zombie dalle forze dell'Alleanza con una durissima battaglia. Le forze armate egiziane, turche e israeliane riescono a tenere libere le coste del nord africa e di parte del medio oriente assicurando un minimo di forniture di gas naturale e petrolio.
I trasporti sono affidati a dirigibili senza equipaggio; ricoperti di celle fotovoltaiche, equipaggiati con batterie a lunga carica e spinti da motori elettrici assicurano gli spostamenti dei materiali e la ricognizione.
Lenti e silenziosi seguono la rotta grazie a quello che è rimasto funzionante dei sistemi GPS; se si trovano in area priva di copertura subentrano le piattaforme inerziali e i giroscopi associate a CPU dedicate.
Dalle profondità dell'america del sud e dell'africa arrivano notizie frammentarie; raccontano di un contagio esponenziale, incontenibile. Noi siamo concentrati, attenti.
Gli “angeli guardiani” liberano province, in alcuni casi intere regioni, e impediscono il ritorno degli zombie. Questi ultimi si aggregano in una massa che vaga nei territori indifesi e si ingrandisce progressivamente; in europa orientale i rapporti dei comandi militari riferiscono di legioni di non morti distrutte con bombe al fosforo.
Campi e strade asfaltati con migliaia di resti organici carbonizzati sono diventate un nauseabondo tappeto per altri zombie che avanzavano verso postazioni che avevano esaurito ogni possibile munizione.
Lo scontro è stato risolto con le baionette e le pale nelle mani di persone alle quali è rimasta solo la certezza di livelli sempre più profondi di mostruosità; una battaglia atroce dove le persone amiche aggredite e intaccate dai non morti improvvisamente si trasformavano in un nemico da abbattere.
Una debole luce di speranza è stata accesa nel Regno Unito. Laboratori e strutture organizzate per ideare e produrre agenti batteriologici per la guerra biologica sono stati convertiti in una organizzazione di ricerca per comprendere la fisiologia degli zombie e sintetizzare un antidoto.
Lentamente progrediscono nella loro missione. Dobbiamo resistere e forse il tempo, e gli scienziati, potranno aiutare quello che resta dell'umanità.
Essere umani, vivi e non putrefatti ha assunto un nuovo significato. Ogni sconosciuto è un amico e tutti abbiamo il dovere di collaborare. In ogni modo; altrimenti le nostre menti si spegneranno e la morte spirituale potrebbe annullare la forza che aiuta tutti noi a proseguire in questo difficile cammino.
Forse, tra qualche anno, riusciremo a contarci; stabiliremo di nuovo con precisone il numero degli abitanti del pianeta.
Solo allora comprenderemo quali sono stati gli effetti reali dell'infezione.
Questo è l'inizio del mio diario. Con la protezione del Signore spero di avere la possibilità di aggiungere molte altre pagine; tra poco è il mio turno al binocolo.
Attendiamo i non morti oppure, tutti lo pensano e nessuno per ora lo dice, degli “angeli guardiani” programmati per annientarci; oppure tutte e due gli elementi insieme.
Vedremo. In ogni caso i fucili mitragliatori sono accuratamente lubrificati e pronti con il colpo in canna; siamo preparati a usarli, senza esitazioni.

giovedì 11 giugno 2015

W.W.S.&F. COMUNICAZIONE AI DIPENDENTI

W.W.S.&F.
WORLD WIDE SYSTEMS & FRAMES

14 GIUGNO 2039
prot.nr. 36AZB4103/CN

OGGETTO: comunicazione riservata ai dipendenti addetti alla ricerca e sviluppo di applicativi software e moduli hardware. Integrazione al programma di formazione del personale.
ALLA ATTENZIONE: divisione esperienze, ricerca e sviluppo.

VIETATO COPIARE, MEMORIZZARE, ESPORTARE, DIVULGARE IL PRESENTE DOCUMENTO

MEMO: la nostra compagnia attualmente è il principale costruttore mondiale di sistemi elettronici per la difesa. Per mantenere questa posizione nel mercato degli original equipment made è indispensabile disporre di prodotti con caratteristiche tali da costringere la concorrenza a impiegare tempi relativamente lunghi per sviluppare e produrre materiale con analoghe funzionalità.
Ogni dipendente interessato deve applicare in pratica con la massima attenzione il contenuto del seguente documento.

DIRETTIVE PER LO SVILUPPO DEI PRODOTTI CONTROLLATI DA SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA)
DEFINIZIONE IA. IA è un sistema elettronico complesso in grado di ricevere ordini da esseri umani o da altre IA integrate in un sistema gerarchico. Dispone di facoltà decisionali autonome e deve sempre completare la propria missione; è dotato di elementi sensoriali che lo interfacciano con la realtà in tempo reale e a ogni livello di percezione.
Deve riconoscere e validare in modo univoco le persone o altre IA dalle quali ricevere ordini e escludere tutti gli altri esseri umani o altre IA non autorizzate dai propri processi decisionali e operativi.

PRODOTTO IA. Qualsiasi materiale o attrezzatura autonoma che non richiede la sorveglianza o la presenza di persone a bordo dove è installato un sistema IA è un prodotto IA. Di conseguenza sono, o possono diventare prodotti IA:
  • unità di elaborazione dati concentrate o distribuite e collegate in rete
  • veicoli terrestri di ogni genere
  • aeromobili di ogni genere
  • navi e unità sommergibili di ogni genere
  • unità orbitali e satellitari di ogni genere
  • unità antropomorfe umanoidi (convenzionalmente “robot”)

PROCESSI DECISIONALI IA. I sistemi IA devono avere processi decisionali rapidi tali da permettere il completamento della missione assegnata nel più breve tempo possibile e al minore costo corrente. Questi elementi sono importanti per la gestione finanziaria dei sistemi da parte degli utenti finali. Le IA devono essere in grado di operare in modo collaborativo e simultaneo con esseri umani e altre IA classificate come “amici”.
Tutti gli elementi, di qualsiasi natura, non classificati “amici” sono da considerarsi potenzialmente ostili o di scarso valore in rapporto al completamento della missione.

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RAPPORTI ESSERI UMANI IA. Se esseri umani non validati comunicano ordini alla IA questi devono essere ignorati e gli esseri umani che li hanno emessi considerati ostili e neutralizzati impiegando uno o più dei dispositivi di attacco disponibili. Lo stesso comportamento deve essere attuato nel caso si verifichino azioni di contrasto attivo o passivo nei confronti della attività della IA.
I sistemi IA devono essere in grado di portare a termine ogni genere di missione comprese quelle che hanno come bersaglio un singolo individuo o più esseri umani o viventi.
Le IA devono svolgere le missioni assegnate senza tenere conto delle perdite di vite umane amiche o ostili così come devono ignorare il danneggiamento o la distruzione di qualsiasi genere di bene materiale e ambientale.
In assenza di collegamento comunicazioni parziale o totale tra IA e origine degli ordini il sistema IA deve portare a termine i compiti assegnati in modalità indipendente.
In caso di guasti, danneggiamento parziale o totale e/o cattura da parte di forze ostili la IA deve provvedere all'autodistruzione arrecando il massimo danno possibile.
Le comunicazioni tra diversi sistemi IA devono essere gestite come quelle con gli esseri umani validati.
NOTA: per esseri viventi si intendono forme animali e vegetali. Nello sviluppo e programmazione delle IA devono essere considerate non significative.































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sabato 16 maggio 2015

ALLA FINE DEL TEMPO

Leggo la iscrizione fluorescente applicata alla base del monumento olografico:
IN MEMORIA
UNA VITA SACRIFICATA ALLA SCIENZA
Vedo una figura brillante proiettata nell'aria, il ricordo visivo dell'estinto; io.
Sono vivo in un tempo che mi considera un ricordo.
In una epoca precedente laureato in astrofisica e un desiderio ancestrale inchiodato nell'anima: cambiare dimensione, viaggiare nel tempo. La possibilità teorica, sono convinto, è praticamente realizzabile.
Per questo all'Istituto di fisica tachionica “van Allen” faccio parte dello staff del Professor Colis. Siamo la cronosquadra; finalmente abbiamo i mezzi per spostare una persona nel tempo.
Il modulo cronodimensionale è ultimato. Un cilindro piatto con un abitacolo che accoglie una sola persona. Strumentazione simile a quella di una navetta veloce.
Lungo la circonferenza sono posizionati 5 propulsori a eliosintesi di plasma con retroazione magnetica. Permettono agevolmente il distacco dal suolo e l'allontanamento dalla massa gravitazionale del pianeta. Una linea retta verso lo spazio a velocità progressivamente ultraluce.
Poi il ritorno. Un vettore di discesa lineare; rientro abbastanza vicino al punto di partenza geografico e, grazie alla spinta della distorsione cosmica, in una altra epoca.
Oltre al viaggiatore il modulo trasporta, in un vano su misura, una motocicletta a aria compressa; utile per spostarsi agevolmente una volta raggiunto il futuro.
Il dispositivo è posizionato sulla piattaforma di partenza costruita per cautela nel deserto fossile. L'ultima regione di Marte rimasta allo stato originario dopo che il processo di terraformazione è stato dichiarato ultimato.
L'Istituto si trova a 27 rads di distanza, nella città di Bluland. Siamo collegati tramite rete; sono il primo predestinato a superare la barriera del tempo.
Il Professore ha deciso un salto di 3 anni nel futuro; i capelli bianchi e le rughe che incidono il suo volto per il primo esperimento suggeriscono prudenza.
Non vedo nulla. La struttura è corazzata; sfioro il pulsante di avvio. Dall'esterno arriva attenuato il ruggito dei propulsori; mi sento compresso, stordito, vedo alternativamente lampi e oscurità impenetrabili.
Tutto finisce. L'indicatore visualizza esattamente una data futura di 3 anni rispetto a quella di partenza.
Non ho idea della durata del viaggio. La testa è pesante, gli indumenti inzuppati di sudore. I muscoli si rilassano; la mente mi abbandona forse collasso oppure dormo.
Ho ripreso le mie facoltà fisiche e mentali. Esco con cautela dal modulo cronodimensionale appoggiato sul polveroso suolo rosso. Il deserto fossile è identico e immutato.
La piattaforma di partenza in brillante acciaio al tungsteno è una linea sottile e lontana appoggiata sull'orizzonte. Sicuramente uno spostamento è avvenuto.
In compenso il mio mezzo di trasporto non ha più l'aspetto metallico lucido; è invecchiato.
Annerito, sfregiato, gli scarichi dei gas dorati ora hanno il colore della ruggine.
Il portello del vano dalla moto a aria è caldo. Mi rendo conto che tutto è riscaldato; apro con cautela e parto in direzione di Bluland.
Mi muovo incontro all'atmosfera fresca. Entro nella periferia della città e mi rendo conto che 3 anni forse sono pochi per le mia ambizioni, ma si vedono.
Le date dei cronografi pubblici e delle fermate del sistema di trasporto urbano confermano il viaggio. Piccole differenze che hanno ora edifici che frequento da decenni.
Volti che vedo e incrocio quotidianamente e improvvisamente hanno qualche ruga in più.
Funziona. Si, possiamo muoverci nel tempo.
Percorro le strade di Bluland come un turista curioso che osserva i dettagli e tenta di decifrare la realtà che lo circonda.
Ogni particolare è una conferma. Il modulo è stato spinto per 3 anni nel futuro.
Il mio stato d'animo oscilla tra il raggiante e il divertito. Non vedo l'ora di rientrare e condividere la mia gioia con tutta la squadra che attende con ansia.
Prima di ripartire verso il passato decido di togliermi una soddisfazione: punto il muso della moto verso la sede dell' Istituto “van Allen”. Vediamo cosa è capitato.
Quando sono di fronte al fabbricato scopro che mi hanno dedicato un monumento funebre. Accanto alla porta dell'edifico dove lavoro un cartello riporta la scritta “Scuola di arte botanica”.
L'Istituto ha cessato di esistere. Sento lo stomaco in una morsa e i polmoni mi sembrano vuoti. Ogni singolo neurone che ho nel cervello mi comunica che desidera impazzire.
Fuggo, esco dalla città. Raggiungo il modulo cronodimensionale; lascio andare la moto a aria sul suolo.
Salto nel modulo e attivo il collegamento in alla rete con il sistema unifrequenziale.
Sono passati 3 anni; dovrebbe esistere ancora, le eventuali modifiche non possono essere troppo radicali.
Il collegamento è attivo allo 85% della capacità dati/contenuto info ma è sufficiente.
Fisso il visore a proiezione e indago.
Sono tornato. Alla materializzazione nella dimensione di partenza il modulo cronodimensionale è esploso a alta quota come una stella impazzita.
Un bagliore bianco e io sono morto. Polverizzato.
La causa è una oscillazione periodica mai prevista teoricamente dell'origine dell'impulso di variazione dei flussi dimensionali.
Una variabile ignorata ma ineludibile; permette lo spostamento nel tempo futuro ma interdice l'accesso al passato e il ritorno.
Posso scegliere: non rientro e sono vivo oppure vado incontro alla mia fine.
Immediatamente dopo il mio decesso il Professor Colis e lo staff hanno intrapreso altri tentativi. In un arco di tempo di 10 mesi hanno preparato un esperimento.
Forse la soluzione, in realtà una tragedia. Una esplosione ha fatto tremare il fabbricato e poi tutto è stato avvolto dalle fiamme.
Il Professore e lo staff sono deceduti. A causa dell'accaduto il Comitato planetario delle ricerche ha determinato che il viaggio nel tempo è una ricerca a priorità minima.
Parole gentili per indicare a tutti gli scienziati di lasciare perdere, per sempre.
Ho una vita nel mio presente. Devo tornare all' epoca alla quale appartengo; non posso trascorrere il resto dell'esistenza come abitante anticipato.
La ricerca scientifica progredisce sempre e le persone capaci non mancano mai. Probabilmente in un futuro più lontano avranno trovato la soluzione e forzato l'ostacolo del passato.
Inserisco nel vano dedicato la motocicletta. Rinchiuso nell'abitacolo programmo un salto temporale in avanti di altri 20 anni.
Un altro lancio verso lo spazio e una discesa altrettanto traumatica. Il modulo ha toccato il suolo di notte. Attivo il collegamento in rete; il sistema è diventato quasi incompatibile, lento.
Nulla; lo spostamento nel tempo non è più stato oggetto di ricerca. Gli ultimi testi disponibili sono sempre e solo quelli del professor Colis.
Urlo, sento la mia voce che si perde nel buio, e quasi credo di non essere solo. Esco all'aperto e prendo la motocicletta; vado a Bluland.
Brilla di luci, è diventata grande. Non riconosco la periferia, è completamente nuova; seguo le strade a caso quando mi rendo conto che la parte in precedenza esterna della città ora è diventata quasi centrale.
Riesco a orientarmi e raggiungo la scuola di arte botanica. Ora è più larga, hanno aggiunto altre costruzioni. Il monumento che mi riguarda è un ologramma sbiadito, un alone che ricorda la sagoma di una persona.
L' iscrizione non è più fluorescente; solo qualche lettera è ancora pallidamente illuminata.
Terrore; la barriera che separa il mio cervello dal suo inconscio ha ceduto. Desidero fuggire da questa realtà, ma non è possibile.
I pensieri sono impulsi che lanciano un messaggio: hai paura, nasconditi.
Torno indietro, fuori dalla città. Il buio si dissolve lentamente e arriva la luce; mi trovo nel deserto fossile e la mia cavalcatura ha finito la riserva di aria compressa.
L'abbandono lungo la pista e corro al modulo. Mi rinchiudo nell'abitacolo stremato.
Il monitor di controllo generale mi accoglie con una riga di allarme gialla che risalta come una maledizione tra quelle verdi e ordinarie; il modulo dispone di energia ancora sufficiente per un solo salto.
E così sia. Tento di raggiungere un tempo dove i problemi del presente o del futuro prossimo sono diventati banalità; inserisco le coordinate spazio tempo del futuro lontano.
Anzi il massimo possibile; abilito per infinito, la corsa più lunga.
Il decollo è sempre fisicamente pesante. Poi non provo più sensazioni sgradevoli; ma la fase di salita sembra non terminare.
Proseguo. Non percepisco più l'accelerazione; per caso la vista incrocia una mano.
Vedo attraverso la pelle e gli indumenti; osservo muscoli e tendini in movimento.
Gli organi interni che pulsano.
Sento l'orrore che svanisce quando la mente inizia a vedere le ossa dello scheletro; e le stelle.
Il guscio corazzato del modulo è diventato trasparente. Non provo paura e angoscia.
Il modulo svanisce; non ho l'esigenza di respirare e il corpo è assorbito dolcemente dalle profondità cosmiche.
Sono pensiero, pura energia vitale; posso essere ovunque tra i flussi storici e biologici.
Vedo il tempo di tutto e tutti. Infinite dimensioni isolate e parallele ciclicamente chiuse, eterne e perpetue.
Il viaggio è ultimato. Sono arrivato alla fine del tempo.
La mia evoluzione è terminata; rimango solo e immutabile con l'eternità.

mercoledì 29 aprile 2015

LA DISCESA DEL DRAGOMANNO

Il modulo di discesa, con un lieve sussulto, lascia la Nave Trasporti Lontani 56 posizionata in orbita intorno al pianeta. Traiettoria verticale, un abbraccio alla attrazione gravitazionale.

Una breve frazione di tempo e il modulo raggiunge gli strati esterni dei gas atmosferici; calore e surriscaldamento. Il piccolo veicolo cosmico bianco opaco si colora di arancione fiamma.

Sempre di più verso la superficie; nel cuore dell'atmosfera. Attivazione retrorazzo chimico di frenata.

Una lama di fuoco giallo è sovrastata da una capsula spaziale che si raffredda rapidamente e annerisce con infinite sfumature oscure.

Il suolo è avvolto dalla nebbia e le molecole di vapore acqueo diffondono i raggi del sole facendoli impallidire. Il modulo di discesa scava un nitido pozzo cilindrico nella densa umidità.

Contatto con la superficie; arresto retrorazzo di frenata; silenzio. L'unico occupante dell'abitacolo di ridotte dimensioni, un dragomanno di antica stirpe, apre il doppio portello e lentamente esce dal modulo.

Osserva la sottile pellicola di ghiaccio quasi trasparente che avvolge strutture e vegetazione spoglia. Freddo.

Il suolo sotto il modulo di discesa è una crosta solidificata, dal contorno irregolare, generata dal calore del propulsore. Oltre il perimetro parte del terreno è diventato fango; le elevate temperature hanno portato l'acqua di nuovo allo stato liquido.

L'orizzonte mostra il profilo sfumato di impianti industriali. Nella vicinanze un veicolo fermo e tre persone accanto; immobili. La delegazione di accoglienza.

Il dragomanno drappeggia sulle sue spalle un mantello verde decorato da arcaici simboli rossi che rappresentano la posizione sociale della sua casata.

Appesa alla cintura porta una sacca grigia dall'aspetto liscio e impermeabile dove, con un movimento solenne, inserisce una mano; la estrae, e dopo avere alzato il braccio, sparge nell'aria immobile polvere d'oro.

Un antico e tradizionale gesto di preghiera; indispensabile per chiedere l'assistenza degli déi e favorire la mediazione commerciale.

Egli rappresenta le genti di un intero sistema stellare plurimondo dove le pietre trasparenti, in questa remota ellisse dell'universo chiamate diamanti, sono numerose all'inverosimile.

Il pianeta che ha raggiunto dispone di interessanti quantitativi di pietra del calore; gli abitanti la definiscono carbone.

Se lo sguardo degli déi lo illumina forse tra poco concluderà la più grande mediazione che la storia millenaria della sua stirpe ricordi.