giovedì 3 settembre 2015

EOSDIS WORLD VIEW NOTE DI IMPIEGO

EOSDIS WORLDVIEW
NOTE DI IMPIEGO
EOSDIS Earth Observing System Data and Information System è un sistema sviluppato dalla NASA nell'ambito del programma Earth Science Data Systems Program che ha lo scopo di raccogliere in continuazione dati scientifici e statistici riguardanti le condizioni climatiche del nostro pianeta e le loro interazioni con la popolazione mondiale.
I dati rilevati sono accessibili apertamente a chiunque sia interessato alla loro consultazione nella pagina web appositamente creata.
Il cuore della base di dati è l'osservazione con satelliti artificiali integrata da informazioni rilevate da aeromobili, misurazioni sul campo e altri diversi programmi di ricerca e studio.
I satelliti dedicati sono due; EOS AM-1, chiamato Terra, e EOS PM-1, definito Aqua.
Terra orbita intorno al nostro pianeta in direzione nord sud incrociando l'equatore durante il giorno mentre Aqua segue un orbita con direzione sud nord e sorvola l'equatore nel pomeriggio.
I satelliti coprono l'intera superficie terrestre ogni 1 o 2 giorni e permettono di visualizzare i dati in modo globale.
Lo strumento principale con il quale sono equipaggiati è il radiospettrometro MODIS Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer; misura simultaneamente 36 bande spettrali o gruppi di lunghezze d'onda e permette l'acquisizione degli elementi utili alla comprensione dei processi climatici che avvengono al suolo, negli oceani e nella parte bassa dell'atmosfera.
Quando si accede alla pagina web dedicata sono visibili le immagini parziali del giorno corrente; in fondo alla pagina è presente un indice a barra che permette di raggiungere i giorni precedenti e ottenere la visualizzazione globale. A sinistra dell'indice è mostrata la data che a sua volta permette l'inserimento di datazioni precedenti andando a richiamare le elaborazioni passate.
In alto a destra sono presenti quattro icone con le seguenti funzioni:
  • condivisione; per creare collegamenti
  • visualizzazione; selezionabile tra artica, geografica, antartica
  • snapshoot; per selezionare e scaricare immagini
  • informazioni; per conoscere aggiornamenti e inviare feedback
Scorrendo in verticale sempre la parte destra della visualizzazione sono disponibili due pulsanti + e – che determinano il livello di ingrandimento della immagine.
Segue la visualizzazione della scala dell'immagine, in miglia e chilometri, rapportata all'ingrandimento e la indicazione della coordinate geografiche espresse direttamente e inversamente.
Nella parte in alto a sinistra, sotto al logo della NASA, selezionando “layers” è possibile visualizzare gli strati base e decidere quali altri aggiungere. Effettuata la selezione una breve barra segnala la visualizzazione degli strati attivi mentre con il pulsante “+” permette di vedere i gruppi tematici nei quali sono suddivisi gli strati secondari.
Una volta individuato il gruppo, oppure tutti, con il segno di spunta sono attivabili gli strati desiderati. Alcuni di questi strati contengono informazioni non in tempo reale e acquisite da altri programmi di ricerca; ricordate sempre di osservare la data delle informazioni, quando presente, oppure di aprire i link alle basi di dati originarie per verificarla. Occorre tenere presenti che l'impiego di alcune basi di dati è soggetto a licenza, condizione segnalata, e che EOSDIS è un programma in continua evoluzione e aggiornamento.
Le parti nere dell'immagine indicano la mancanza di copertura satellitare.


venerdì 24 luglio 2015

ANGELI GUARDIANI

Tra le pareti di roccia, che delimitano i locali del forte risalente all'ottocento, vibrano le note di “parlami d'amore Marilù...”; sono accompagnate da un delizioso profumo di sugo all'amatriciana preparato con il guanciale, come vuole la tradizione.
Cristina, prima di entrare tra gli ausiliari della Guardia Nazionale, era commessa in una gastronomia; è una ottima cuoca e si occuperà lei del benessere dei nostri stomaci.
Oggi ha deciso di preparare i bucatini all'amatriciana.
La colonna sonora d'epoca arriva dal lettore CD di Lanfranco, il nostro autista. Ex autotrasportatore e motorista, appassionato di musica vintage; guida il “Lince” assegnato alla nostra squadra e cura amorevolmente l'efficienza del veicolo.
Ho deciso di raccogliere le mie esperienze in un diario. Inizia il nostro servizio di osservazione di 4 settimane e scrivo le prime parole. Con la matita sulle pagine di un quaderno; un sistema semplice che non teme difficoltà in questi tempi complicati e imprevedibili.
Il sole è splendido in questa giornata di fine estate. Le alpi offrono temperatura e paesaggio gradevoli e la parte del vecchio forte adattata a posto di avvistamento è abbastanza accogliente, vista la situazione. Sembra una vacanza; ma non è così.
Dobbiamo controllare a vista, binocolo ottico nelle ore di luce e visori a infrarossi dopo il tramonto, un settore del territorio francese; se all'orizzonte abbiamo anche solo il sospetto della presenza dell'ombra di un non morto provvederemo a una immediata comunicazione al comando d'area.
Io sono Leone, prima studente universitario e aspirante ingegnere elettronico; ora ausiliario specialista in radiocomunicazioni della Guardia Nazionale.
In questo momento si occupa del binocolo Irina, silenziosa e concentrata. Proviene dall'Ucraina e faceva la badante. Curava amorevolmente un anziano signore; poi lui si è trasformato e la ha aggredita. Per salvarsi la vita ha dovuto difendersi; lo ha fatto a pezzi con un grosso coltello da cucina.
Una esperienza tremenda che purtroppo molti sono stati costretti a vivere.
Siamo arrivati poco dopo l'alba. Il comandante del gruppo, Ciro, controlla con molta attenzione armi e equipaggiamenti. Ha i gradi di tenente, proviene da quello che erano le forze armate.
Ha partecipato a diverse missioni internazionali. Un autentico militare di professione; calmo e preparato trasmette a tutti sicurezza; era effettivo al corpo degli alpini, per lui siamo nel suo ambiente naturale.
Gli eventi sono stati tanti e rapidi. Non ho quasi avuto il tempo di metabolizzarli completamente; tutto è cambiato. Sono all'interno di questa vecchia fortificazione con persone che probabilmente non avrei mai conosciuto e devo dedicarmi a compiti che senza la presenza dell'infezione non sarebbero mai esistiti.
Sicuramente la maledizione degli zombie ha ricordato all'umanità che dobbiamo avere reciprocamente cura. Assisterci vicendevolmente; in caso di morte aiutiamo i deceduti a rimanere in quello stato. Fortunantamente noi, la nostra squadra, abbiamo fatto amicizia subito.
Un legame profondo che garantisce a ciascuno di noi che, se morirà una prima volta, gli altri lo aiuteranno a morire per sempre.
In questo momento di calma tento di riassumerli, forse questo mi aiuterà a comprendere meglio quello che nessuno avrebbe mai immaginato di vivere.
2 Novembre di qualche anno passato. Un ordigno esplode in uno dei cimiteri monumentali di Parigi; un atto terroristico spettacolare, morti, feriti. Cadaveri freschi a pezzi mischiati con quelli stagionati lanciati nelle immagini dei telegiornali e diffusi in rete.
Una bomba sporca; le autorità lo comprendono immediatamente. Esplosivo a alto potenziale miscelato con sabbia inquinata con residui biologici; uno scenaro da guerra batteriologica.
Intervengono NATO e Unione Europea. Sviluppano una operazione di decontaminazione di persone e strutture e in tempi brevi la Francia torna alla normalità.
L'attentato è rivendicato con attendibilità da 3 organizzazioni terroristiche internazionali con orientamenti ideologici opposti e contrastanti. In scia una miriade di segnalazioni prive di fondamento o, in molti casi, opera di mitomani.
I responsabili non sono mai stati individuati, forse a questo punto non ha più importanza.
Rimangono orrore e le solite polemiche politiche; le autorità garantiscono, dopo accurate verifiche, che tutto è in ordine. Alcuni mesi dopo filtrano notizie, regolarmente smentite, di cadaveri che hanno ripreso vita; morti viventi aggrediscono personale medico e famigliari.
In un blog si racconta di un impresario di pompe funebri sbranato dall'oggetto delle sue attenzioni.
Si tratta dei primi casi relativamente isolati. Autorità e governi riescono a tenerli nascosti.
La situazione inizia a degenerare in tutto il pianeta; anche le forme di vita animali sono colpite con le stesse manifestazioni delle persone.
La vita è una e la morte è doppia. Una prima naturale e momentanea e poi quella definitiva se qualche altra persona ha la prontezza di sparare, fare a pezzi o incendiare il caro estinto.
Gli scienziati riescono a isolare un virus sconosciuto potente, indistruttibile e ormai diffuso in tutto il pianeta. La realtà è gelidamente atroce. Le particelle di sabbia luride ricadute a parigi dopo l'attentato hanno legato con batteri emersi da decenni, o secoli di sepolture, e silenziosamente il morbo incurabile dei non morti è scivolato tra noi.
Virus sconosciuto, impossibile da individuare durante le operazioni di bonifica messe in atto dopo l'attentato terroristico e come se non bastasse resistente a qualsiasi terapia conosciuta.
Mentre vertici militari, capi di stato e scienziati si insultano ferocemente scambiandosi accuse reciproche riguardanti la mancata individuazione immediata dell'infezione la situazione degenera.
Parigi, città cosmopolita e visitata da persone in arrivo e partenza per tutto il mondo è il punto di partenza ideale per l'infezione. La situazione degenera in tutto il pianeta. Fine di ogni genere di sistema organizzato. In Italia, come in altre nazioni, la situazione è relativamente sotto controllo anche se la popolazione è messa a dura prova non solo materialmente ma anche psicologicamente. Il significato della parola “etica” ha avuto parecchi cambiamenti.
In un modo globalizzato crollato tutti subiamo le conseguenze di carenze di ogni genere; scarsità di materie prime, reti di comunicazione traballanti, difficolltà nell'approvigionamento di farmaci e derrate alimentari.
In questo scenario maledetto arriva se non una soluzione almeno un aiuto concreto.
La ricerca e le attività spaziali, ormai troppo onerose per le finanze pubbliche sempre in passivo di tutti i governi, sono affidate completamente a aziende private.
Le maggiori società aerospaziali costituiscono una conglomerata. Spacenetwork.
Operano in orbita terrestre e sulla Luna. Ambiscono alla conquista di Marte; dispongono di 3 grandi stazioni spaziali orbitali geostazionarie e di una enorme base mineraria lunare.
Circa 10.000 persone sono nello spazio alle loro dipendenze affiancate da robot e attrezzature produttive.
Per i trasporti e collegamenti Spacenetwork ha organizzato una imponente flotta di Twinshuttle; navette spaziali di ultima generazione equipaggiate con propulsori a doppia azione.
Volano in atmosfera come aerei e si muovono nello spazio come astronavi. Voci non confermate affermano che siano state utilizzate dalle persone ai vertici di società finanziarie e industriali per trovare rifugio sulla luna.
Al riparo tra le stelle Spacenetwork ha convertito i robot industriali in androidi specializzati nel contrasto degli zombie. Sono antropomorfi, costruiti in titanio. Sagome quasi umane opache e equipaggiate di sensori per discriminare i viventi dai non morti; inarrestabili grazie all'energia delle celle a combustibile.
Dissolvono gli zombie con i lanciafiamme al plasma incorporati. Sviluppano temperature altissime in grado di annientare anche i possibili resti dell'innominabile virus.
Sbarcano dagli Twinshuttle. Creano e presidiano aree sicure, dove la vita può riprendere.
La gente li chiama “angeli guardiani”.
Tutto questo però avviene a delle condizioni.
Per inviare gli angelici robot la Spacenetwork esige che i governi, o quello che più si avvicina a una rappresentanza istituzionale, ratifichino il documento di adesione al “Consiglio del benessere mondiale”.
Questo prevede l'immediata cessione alla Spacenetwork della sovranità nazionale e la perdita per i cittadini di ogni forma di diritto civile, politico e della libertà personale e di espressione.
Il programma ha avuto molte adesioni, ma esistono nazioni e popoli che per evitare di cedere il corpo agli zombie non sono disponibili a regalare l'anima a una conglomerata.
Gli italiani non ne hanno voluto sapere. Quando il governo francese ha accettato in Corsica è esplosa la ribellione; ai corsi si sono unite le truppe della Legione straniera e ora l'isola è uno stato indipendente.
Italia, Corsica, Germania, Regno Unito, Slovenia, Croazia, Austria, Egitto, Israele e Turchia costituiscono l'Alleanza delle Nazioni. Le basi dell'accordo sono semplici: aiuto reciproco e fraterno nel contrasto dei non morti e fermezza granitica nel respingere la proposta del “Consiglio del benessere mondiale”.
Vienna è stata liberata dalla presenza di un orda zombie dalle forze dell'Alleanza con una durissima battaglia. Le forze armate egiziane, turche e israeliane riescono a tenere libere le coste del nord africa e di parte del medio oriente assicurando un minimo di forniture di gas naturale e petrolio.
I trasporti sono affidati a dirigibili senza equipaggio; ricoperti di celle fotovoltaiche, equipaggiati con batterie a lunga carica e spinti da motori elettrici assicurano gli spostamenti dei materiali e la ricognizione.
Lenti e silenziosi seguono la rotta grazie a quello che è rimasto funzionante dei sistemi GPS; se si trovano in area priva di copertura subentrano le piattaforme inerziali e i giroscopi associate a CPU dedicate.
Dalle profondità dell'america del sud e dell'africa arrivano notizie frammentarie; raccontano di un contagio esponenziale, incontenibile. Noi siamo concentrati, attenti.
Gli “angeli guardiani” liberano province, in alcuni casi intere regioni, e impediscono il ritorno degli zombie. Questi ultimi si aggregano in una massa che vaga nei territori indifesi e si ingrandisce progressivamente; in europa orientale i rapporti dei comandi militari riferiscono di legioni di non morti distrutte con bombe al fosforo.
Campi e strade asfaltati con migliaia di resti organici carbonizzati sono diventate un nauseabondo tappeto per altri zombie che avanzavano verso postazioni che avevano esaurito ogni possibile munizione.
Lo scontro è stato risolto con le baionette e le pale nelle mani di persone alle quali è rimasta solo la certezza di livelli sempre più profondi di mostruosità; una battaglia atroce dove le persone amiche aggredite e intaccate dai non morti improvvisamente si trasformavano in un nemico da abbattere.
Una debole luce di speranza è stata accesa nel Regno Unito. Laboratori e strutture organizzate per ideare e produrre agenti batteriologici per la guerra biologica sono stati convertiti in una organizzazione di ricerca per comprendere la fisiologia degli zombie e sintetizzare un antidoto.
Lentamente progrediscono nella loro missione. Dobbiamo resistere e forse il tempo, e gli scienziati, potranno aiutare quello che resta dell'umanità.
Essere umani, vivi e non putrefatti ha assunto un nuovo significato. Ogni sconosciuto è un amico e tutti abbiamo il dovere di collaborare. In ogni modo; altrimenti le nostre menti si spegneranno e la morte spirituale potrebbe annullare la forza che aiuta tutti noi a proseguire in questo difficile cammino.
Forse, tra qualche anno, riusciremo a contarci; stabiliremo di nuovo con precisone il numero degli abitanti del pianeta.
Solo allora comprenderemo quali sono stati gli effetti reali dell'infezione.
Questo è l'inizio del mio diario. Con la protezione del Signore spero di avere la possibilità di aggiungere molte altre pagine; tra poco è il mio turno al binocolo.
Attendiamo i non morti oppure, tutti lo pensano e nessuno per ora lo dice, degli “angeli guardiani” programmati per annientarci; oppure tutte e due gli elementi insieme.
Vedremo. In ogni caso i fucili mitragliatori sono accuratamente lubrificati e pronti con il colpo in canna; siamo preparati a usarli, senza esitazioni.

giovedì 11 giugno 2015

W.W.S.&F. COMUNICAZIONE AI DIPENDENTI

W.W.S.&F.
WORLD WIDE SYSTEMS & FRAMES

14 GIUGNO 2039
prot.nr. 36AZB4103/CN

OGGETTO: comunicazione riservata ai dipendenti addetti alla ricerca e sviluppo di applicativi software e moduli hardware. Integrazione al programma di formazione del personale.
ALLA ATTENZIONE: divisione esperienze, ricerca e sviluppo.

VIETATO COPIARE, MEMORIZZARE, ESPORTARE, DIVULGARE IL PRESENTE DOCUMENTO

MEMO: la nostra compagnia attualmente è il principale costruttore mondiale di sistemi elettronici per la difesa. Per mantenere questa posizione nel mercato degli original equipment made è indispensabile disporre di prodotti con caratteristiche tali da costringere la concorrenza a impiegare tempi relativamente lunghi per sviluppare e produrre materiale con analoghe funzionalità.
Ogni dipendente interessato deve applicare in pratica con la massima attenzione il contenuto del seguente documento.

DIRETTIVE PER LO SVILUPPO DEI PRODOTTI CONTROLLATI DA SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA)
DEFINIZIONE IA. IA è un sistema elettronico complesso in grado di ricevere ordini da esseri umani o da altre IA integrate in un sistema gerarchico. Dispone di facoltà decisionali autonome e deve sempre completare la propria missione; è dotato di elementi sensoriali che lo interfacciano con la realtà in tempo reale e a ogni livello di percezione.
Deve riconoscere e validare in modo univoco le persone o altre IA dalle quali ricevere ordini e escludere tutti gli altri esseri umani o altre IA non autorizzate dai propri processi decisionali e operativi.

PRODOTTO IA. Qualsiasi materiale o attrezzatura autonoma che non richiede la sorveglianza o la presenza di persone a bordo dove è installato un sistema IA è un prodotto IA. Di conseguenza sono, o possono diventare prodotti IA:
  • unità di elaborazione dati concentrate o distribuite e collegate in rete
  • veicoli terrestri di ogni genere
  • aeromobili di ogni genere
  • navi e unità sommergibili di ogni genere
  • unità orbitali e satellitari di ogni genere
  • unità antropomorfe umanoidi (convenzionalmente “robot”)

PROCESSI DECISIONALI IA. I sistemi IA devono avere processi decisionali rapidi tali da permettere il completamento della missione assegnata nel più breve tempo possibile e al minore costo corrente. Questi elementi sono importanti per la gestione finanziaria dei sistemi da parte degli utenti finali. Le IA devono essere in grado di operare in modo collaborativo e simultaneo con esseri umani e altre IA classificate come “amici”.
Tutti gli elementi, di qualsiasi natura, non classificati “amici” sono da considerarsi potenzialmente ostili o di scarso valore in rapporto al completamento della missione.

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RAPPORTI ESSERI UMANI IA. Se esseri umani non validati comunicano ordini alla IA questi devono essere ignorati e gli esseri umani che li hanno emessi considerati ostili e neutralizzati impiegando uno o più dei dispositivi di attacco disponibili. Lo stesso comportamento deve essere attuato nel caso si verifichino azioni di contrasto attivo o passivo nei confronti della attività della IA.
I sistemi IA devono essere in grado di portare a termine ogni genere di missione comprese quelle che hanno come bersaglio un singolo individuo o più esseri umani o viventi.
Le IA devono svolgere le missioni assegnate senza tenere conto delle perdite di vite umane amiche o ostili così come devono ignorare il danneggiamento o la distruzione di qualsiasi genere di bene materiale e ambientale.
In assenza di collegamento comunicazioni parziale o totale tra IA e origine degli ordini il sistema IA deve portare a termine i compiti assegnati in modalità indipendente.
In caso di guasti, danneggiamento parziale o totale e/o cattura da parte di forze ostili la IA deve provvedere all'autodistruzione arrecando il massimo danno possibile.
Le comunicazioni tra diversi sistemi IA devono essere gestite come quelle con gli esseri umani validati.
NOTA: per esseri viventi si intendono forme animali e vegetali. Nello sviluppo e programmazione delle IA devono essere considerate non significative.































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sabato 16 maggio 2015

ALLA FINE DEL TEMPO

Leggo la iscrizione fluorescente applicata alla base del monumento olografico:
IN MEMORIA
UNA VITA SACRIFICATA ALLA SCIENZA
Vedo una figura brillante proiettata nell'aria, il ricordo visivo dell'estinto; io.
Sono vivo in un tempo che mi considera un ricordo.
In una epoca precedente laureato in astrofisica e un desiderio ancestrale inchiodato nell'anima: cambiare dimensione, viaggiare nel tempo. La possibilità teorica, sono convinto, è praticamente realizzabile.
Per questo all'Istituto di fisica tachionica “van Allen” faccio parte dello staff del Professor Colis. Siamo la cronosquadra; finalmente abbiamo i mezzi per spostare una persona nel tempo.
Il modulo cronodimensionale è ultimato. Un cilindro piatto con un abitacolo che accoglie una sola persona. Strumentazione simile a quella di una navetta veloce.
Lungo la circonferenza sono posizionati 5 propulsori a eliosintesi di plasma con retroazione magnetica. Permettono agevolmente il distacco dal suolo e l'allontanamento dalla massa gravitazionale del pianeta. Una linea retta verso lo spazio a velocità progressivamente ultraluce.
Poi il ritorno. Un vettore di discesa lineare; rientro abbastanza vicino al punto di partenza geografico e, grazie alla spinta della distorsione cosmica, in una altra epoca.
Oltre al viaggiatore il modulo trasporta, in un vano su misura, una motocicletta a aria compressa; utile per spostarsi agevolmente una volta raggiunto il futuro.
Il dispositivo è posizionato sulla piattaforma di partenza costruita per cautela nel deserto fossile. L'ultima regione di Marte rimasta allo stato originario dopo che il processo di terraformazione è stato dichiarato ultimato.
L'Istituto si trova a 27 rads di distanza, nella città di Bluland. Siamo collegati tramite rete; sono il primo predestinato a superare la barriera del tempo.
Il Professore ha deciso un salto di 3 anni nel futuro; i capelli bianchi e le rughe che incidono il suo volto per il primo esperimento suggeriscono prudenza.
Non vedo nulla. La struttura è corazzata; sfioro il pulsante di avvio. Dall'esterno arriva attenuato il ruggito dei propulsori; mi sento compresso, stordito, vedo alternativamente lampi e oscurità impenetrabili.
Tutto finisce. L'indicatore visualizza esattamente una data futura di 3 anni rispetto a quella di partenza.
Non ho idea della durata del viaggio. La testa è pesante, gli indumenti inzuppati di sudore. I muscoli si rilassano; la mente mi abbandona forse collasso oppure dormo.
Ho ripreso le mie facoltà fisiche e mentali. Esco con cautela dal modulo cronodimensionale appoggiato sul polveroso suolo rosso. Il deserto fossile è identico e immutato.
La piattaforma di partenza in brillante acciaio al tungsteno è una linea sottile e lontana appoggiata sull'orizzonte. Sicuramente uno spostamento è avvenuto.
In compenso il mio mezzo di trasporto non ha più l'aspetto metallico lucido; è invecchiato.
Annerito, sfregiato, gli scarichi dei gas dorati ora hanno il colore della ruggine.
Il portello del vano dalla moto a aria è caldo. Mi rendo conto che tutto è riscaldato; apro con cautela e parto in direzione di Bluland.
Mi muovo incontro all'atmosfera fresca. Entro nella periferia della città e mi rendo conto che 3 anni forse sono pochi per le mia ambizioni, ma si vedono.
Le date dei cronografi pubblici e delle fermate del sistema di trasporto urbano confermano il viaggio. Piccole differenze che hanno ora edifici che frequento da decenni.
Volti che vedo e incrocio quotidianamente e improvvisamente hanno qualche ruga in più.
Funziona. Si, possiamo muoverci nel tempo.
Percorro le strade di Bluland come un turista curioso che osserva i dettagli e tenta di decifrare la realtà che lo circonda.
Ogni particolare è una conferma. Il modulo è stato spinto per 3 anni nel futuro.
Il mio stato d'animo oscilla tra il raggiante e il divertito. Non vedo l'ora di rientrare e condividere la mia gioia con tutta la squadra che attende con ansia.
Prima di ripartire verso il passato decido di togliermi una soddisfazione: punto il muso della moto verso la sede dell' Istituto “van Allen”. Vediamo cosa è capitato.
Quando sono di fronte al fabbricato scopro che mi hanno dedicato un monumento funebre. Accanto alla porta dell'edifico dove lavoro un cartello riporta la scritta “Scuola di arte botanica”.
L'Istituto ha cessato di esistere. Sento lo stomaco in una morsa e i polmoni mi sembrano vuoti. Ogni singolo neurone che ho nel cervello mi comunica che desidera impazzire.
Fuggo, esco dalla città. Raggiungo il modulo cronodimensionale; lascio andare la moto a aria sul suolo.
Salto nel modulo e attivo il collegamento in alla rete con il sistema unifrequenziale.
Sono passati 3 anni; dovrebbe esistere ancora, le eventuali modifiche non possono essere troppo radicali.
Il collegamento è attivo allo 85% della capacità dati/contenuto info ma è sufficiente.
Fisso il visore a proiezione e indago.
Sono tornato. Alla materializzazione nella dimensione di partenza il modulo cronodimensionale è esploso a alta quota come una stella impazzita.
Un bagliore bianco e io sono morto. Polverizzato.
La causa è una oscillazione periodica mai prevista teoricamente dell'origine dell'impulso di variazione dei flussi dimensionali.
Una variabile ignorata ma ineludibile; permette lo spostamento nel tempo futuro ma interdice l'accesso al passato e il ritorno.
Posso scegliere: non rientro e sono vivo oppure vado incontro alla mia fine.
Immediatamente dopo il mio decesso il Professor Colis e lo staff hanno intrapreso altri tentativi. In un arco di tempo di 10 mesi hanno preparato un esperimento.
Forse la soluzione, in realtà una tragedia. Una esplosione ha fatto tremare il fabbricato e poi tutto è stato avvolto dalle fiamme.
Il Professore e lo staff sono deceduti. A causa dell'accaduto il Comitato planetario delle ricerche ha determinato che il viaggio nel tempo è una ricerca a priorità minima.
Parole gentili per indicare a tutti gli scienziati di lasciare perdere, per sempre.
Ho una vita nel mio presente. Devo tornare all' epoca alla quale appartengo; non posso trascorrere il resto dell'esistenza come abitante anticipato.
La ricerca scientifica progredisce sempre e le persone capaci non mancano mai. Probabilmente in un futuro più lontano avranno trovato la soluzione e forzato l'ostacolo del passato.
Inserisco nel vano dedicato la motocicletta. Rinchiuso nell'abitacolo programmo un salto temporale in avanti di altri 20 anni.
Un altro lancio verso lo spazio e una discesa altrettanto traumatica. Il modulo ha toccato il suolo di notte. Attivo il collegamento in rete; il sistema è diventato quasi incompatibile, lento.
Nulla; lo spostamento nel tempo non è più stato oggetto di ricerca. Gli ultimi testi disponibili sono sempre e solo quelli del professor Colis.
Urlo, sento la mia voce che si perde nel buio, e quasi credo di non essere solo. Esco all'aperto e prendo la motocicletta; vado a Bluland.
Brilla di luci, è diventata grande. Non riconosco la periferia, è completamente nuova; seguo le strade a caso quando mi rendo conto che la parte in precedenza esterna della città ora è diventata quasi centrale.
Riesco a orientarmi e raggiungo la scuola di arte botanica. Ora è più larga, hanno aggiunto altre costruzioni. Il monumento che mi riguarda è un ologramma sbiadito, un alone che ricorda la sagoma di una persona.
L' iscrizione non è più fluorescente; solo qualche lettera è ancora pallidamente illuminata.
Terrore; la barriera che separa il mio cervello dal suo inconscio ha ceduto. Desidero fuggire da questa realtà, ma non è possibile.
I pensieri sono impulsi che lanciano un messaggio: hai paura, nasconditi.
Torno indietro, fuori dalla città. Il buio si dissolve lentamente e arriva la luce; mi trovo nel deserto fossile e la mia cavalcatura ha finito la riserva di aria compressa.
L'abbandono lungo la pista e corro al modulo. Mi rinchiudo nell'abitacolo stremato.
Il monitor di controllo generale mi accoglie con una riga di allarme gialla che risalta come una maledizione tra quelle verdi e ordinarie; il modulo dispone di energia ancora sufficiente per un solo salto.
E così sia. Tento di raggiungere un tempo dove i problemi del presente o del futuro prossimo sono diventati banalità; inserisco le coordinate spazio tempo del futuro lontano.
Anzi il massimo possibile; abilito per infinito, la corsa più lunga.
Il decollo è sempre fisicamente pesante. Poi non provo più sensazioni sgradevoli; ma la fase di salita sembra non terminare.
Proseguo. Non percepisco più l'accelerazione; per caso la vista incrocia una mano.
Vedo attraverso la pelle e gli indumenti; osservo muscoli e tendini in movimento.
Gli organi interni che pulsano.
Sento l'orrore che svanisce quando la mente inizia a vedere le ossa dello scheletro; e le stelle.
Il guscio corazzato del modulo è diventato trasparente. Non provo paura e angoscia.
Il modulo svanisce; non ho l'esigenza di respirare e il corpo è assorbito dolcemente dalle profondità cosmiche.
Sono pensiero, pura energia vitale; posso essere ovunque tra i flussi storici e biologici.
Vedo il tempo di tutto e tutti. Infinite dimensioni isolate e parallele ciclicamente chiuse, eterne e perpetue.
Il viaggio è ultimato. Sono arrivato alla fine del tempo.
La mia evoluzione è terminata; rimango solo e immutabile con l'eternità.

mercoledì 29 aprile 2015

LA DISCESA DEL DRAGOMANNO

Il modulo di discesa, con un lieve sussulto, lascia la Nave Trasporti Lontani 56 posizionata in orbita intorno al pianeta. Traiettoria verticale, un abbraccio alla attrazione gravitazionale.

Una breve frazione di tempo e il modulo raggiunge gli strati esterni dei gas atmosferici; calore e surriscaldamento. Il piccolo veicolo cosmico bianco opaco si colora di arancione fiamma.

Sempre di più verso la superficie; nel cuore dell'atmosfera. Attivazione retrorazzo chimico di frenata.

Una lama di fuoco giallo è sovrastata da una capsula spaziale che si raffredda rapidamente e annerisce con infinite sfumature oscure.

Il suolo è avvolto dalla nebbia e le molecole di vapore acqueo diffondono i raggi del sole facendoli impallidire. Il modulo di discesa scava un nitido pozzo cilindrico nella densa umidità.

Contatto con la superficie; arresto retrorazzo di frenata; silenzio. L'unico occupante dell'abitacolo di ridotte dimensioni, un dragomanno di antica stirpe, apre il doppio portello e lentamente esce dal modulo.

Osserva la sottile pellicola di ghiaccio quasi trasparente che avvolge strutture e vegetazione spoglia. Freddo.

Il suolo sotto il modulo di discesa è una crosta solidificata, dal contorno irregolare, generata dal calore del propulsore. Oltre il perimetro parte del terreno è diventato fango; le elevate temperature hanno portato l'acqua di nuovo allo stato liquido.

L'orizzonte mostra il profilo sfumato di impianti industriali. Nella vicinanze un veicolo fermo e tre persone accanto; immobili. La delegazione di accoglienza.

Il dragomanno drappeggia sulle sue spalle un mantello verde decorato da arcaici simboli rossi che rappresentano la posizione sociale della sua casata.

Appesa alla cintura porta una sacca grigia dall'aspetto liscio e impermeabile dove, con un movimento solenne, inserisce una mano; la estrae, e dopo avere alzato il braccio, sparge nell'aria immobile polvere d'oro.

Un antico e tradizionale gesto di preghiera; indispensabile per chiedere l'assistenza degli déi e favorire la mediazione commerciale.

Egli rappresenta le genti di un intero sistema stellare plurimondo dove le pietre trasparenti, in questa remota ellisse dell'universo chiamate diamanti, sono numerose all'inverosimile.

Il pianeta che ha raggiunto dispone di interessanti quantitativi di pietra del calore; gli abitanti la definiscono carbone.

Se lo sguardo degli déi lo illumina forse tra poco concluderà la più grande mediazione che la storia millenaria della sua stirpe ricordi.

giovedì 26 marzo 2015

LE NAZIONI DI MARTE: ALLE ORIGINI (collaborazione di Emil Primum)

In qualsiasi metropoli, città o villaggio della madre Terra e del grande Marte è sempre presente un monumento, una targa o una strada che ricorda Agata Rita Aceri.
Laureata in astronomia e biologia, scienziata e ricercatrice. Definita italiana, perché nata sulla terra quando esistevano ancora le nazioni originali, figlia di un musicista e di una insegnante di matematica è universalmente riconosciuta come la madre di Marte così come attualmente lo conosciamo.
Le tante statue a lei dedicate la rappresentano fedelmente; maglietta, pantaloni comodi e scarpe basse. Un viso ovale incorniciato in una folta pettinatura a caschetto.
Nei primi anni 2000 il potenziale spaziale terrestre ambiva a espandere la presenza umana nello spazio, in particolare verso Marte. Tra le enormi difficoltà la lentezza dei veicoli spaziali dell’epoca.
L’esplorazione è affidata a sistemi automatici che raccolgono una mole enorme di informazioni mentre molte ricerche teorizzano la possibilità di trasformare l’ambiente di Marte in qualche cosa di simile alla Terra; i primi concetti della storica operazione di “terraformazione” sono definiti.
Agata Rita Aceri nel 2015,docente universitaria, coordinava un gruppo di scienziati che volontariamente analizzavano la immensa massa di dati disponibili; nel 2018 la complessa operazione è conclusa.
Marte può diventare la nuova frontiera dell’umanità ma deve essere reso abitabile. Il progetto scaturito dalle ricerche prevedeva la “terraformazione” prima dell’arrivo degli esseri umani; questi ultimi avrebbero trovato condizioni simili a quelle della Terra e avrebbero potuto iniziare subito la colonizzazione con sistemi convenzionali.
Satelliti, sonde e sistemi automatici e robotizzati devono operare sul suolo marziano autonomamente e creare atmosfera, acque, vegetazione.
Successivamente devono essere inviate in direzione dell’ormai “ex pianeta rosso” attrezzature e materiali; rappresentano la possibilità per i primi terrestri arrivati di vivere e organizzarsi in un nuovo mondo. Le previsioni considerano anche una evoluzione delle tecnologie spaziali durante i tempi, non definiti, dell’intero programma dedicato alla conquista di Marte; questo ultimo fattore avrebbe permette l’accelerazione e il miglioramento qualitativo di tutte le operazioni.
La ricerca diffusa in ambienti scientifici e universitari nel 2019 è recepita da importanti agenzie scientifiche legate alle Nazioni Unite senza suscitare particolare interesse.
Nell'anno 2020 le grandi conglomerate legate alla produzione aerospaziale risentono da almeno venti anni di due fattori negativi: ricorrenti crisi finanziare internazionali e limiti sempre più stretti che i governi impongono alle spese destinate a tutto quello che riguarda lo spazio.
I manager di queste imprese si rendono conto che mettere in pratica la ricerca coordinata da Agata Rita Aceri può avere come conseguenza un enorme balzo in avanti dei loro profitti spingendoli in quella positività che da troppi anni raggiungono con fatica.
Durante l’Esposizione Aerospaziale di Pechino, nel 2021, in un incontro riservato le dirigenze degli interi comparti industriali aerospaziali e elettronici mondiali decidono di fare tutto il possibile per iniziare a realizzare quella che definiscono la “Operazione Marte”.
Pressioni verso i governi e le Nazioni Unite. Mezzi di informazione ampiamente impiegati per orientare favorevolmente l’opinione pubblica.
Simultaneamente costituiscono il Consorzio Aerospaziale Mondiale, presieduto dall’industriale svizzero Bruno Klagenman, che struttura una fondazione, dotata di solida copertura finanziaria, con sede a Lisbona e destinata alla direzione generale del progetto. La presidenza è assegnata alla Professoressa Aceri mentre tutti i suoi collaboratori sono inseriti in ruoli di rilievo.
Klagenmann, alto e brizzolato e abile diplomatico, coinvolge le Nazioni Unite nella gestione dell'aspetto politico e amministrativo. Una risoluzione O.N.U., approvata alla unanimità, stabilisce che le nazioni partecipanti allo slancio verso Marte hanno la priorità nell’invio di coloni.
In aggiunta ratifica che l'assegnazione dei territori marziani è proporzionale alla entità della partecipazione; di fatto avrebbero avuto lo stato di regioni o provincie lontane delle nazioni aderenti al progetto con possibilità di sfruttamento delle risorse naturali.
Contemporaneamente il Consorzio Aerospaziale Mondiale, e le relative società sussidiarie, sono quotate in borsa e iniziano la emissione di azioni assicurando finalmente il flusso finanziario tanto desiderato dalle società aeronautiche e elettroniche di tutto il pianeta.
Agata Rita Aceri, e tutto il suo gruppo, possono sviluppare il progetto per la parte scientifica e previsionale. Sono però incapsulati in una struttura dove la parte tecnologica e pratica è messa in atto da persone capaci ma che rispondono direttamente ai consigli di amministrazione delle aziende. Il primo atto è la progettazione di un missile in grado di permettere l’invio di carichi di relativamente grande massa verso Marte.
La tecnologia dell’epoca era ancora legata ai motori a combustione e, in attesa di radicalmente nuovi sistemi di propulsione, dai computer CAD del Consorzio Aerospaziale Mondiale vede la luce un vettore a quattro stadi. Con una base larga 18 metri e una altezza complessiva pari a 135 metri è in assoluto il missile più grande ideato da quando l’umanità ha guardato oltre la propria atmosfera.
Oltre che dai propulsori chimici ogni singolo stadio è spinto da 3 corone di 6 missili ausiliari per ognuno dei primi 3 stadi. Il quarto stadio è destinato a raggiungere Marte. Questa nuova generazione di lanciatori è ufficialmente battezzata Vettore Marte ma gli addetti ai lavori li indicavano con i nomignoli di “Marte Express” oppure “Treno per Marte”.
Il gruppo dirigente del Consorzio Aerospaziale Mondiale delibera la pianificazione per la costruzione di siti di lancio idonei e per accelerare lo sviluppo del programma, dai tempi indefiniti e comunque lunghi, verifica la disponibilità delle basi della nazioni terrestri che per prime hanno dedicato parte delle loro risorse allo spazio; Stati Uniti e Russia.
Le loro installazioni missilistiche devono essere ampliate e modificate per ospitare i Vettori Marte ma, mentre la proposta è all’esame dei rispettivi governi, avvengono eventi inquietanti e gravi.
A Washington, in una luminosa e gelida giornata invernale, decine di persone in uniforme avvicinano la Casa Bianca. Innalzano striscioni e espongono cartelli.
Sono generali e colonnelli degli stati maggiori convinti fino alla esasperazione che l’adesione del governo U.S.A. alla “Operazione Marte” è una perdita di sovranità nazionale nel delicato settore spaziale. I militari lo considerano il pilastro fondamentale del sistema difensivo e offensivo nazionale.
In realtà i vertici delle forze armate temono di perdere il controllo della agenzie aerospaziali e il ridimensionamento del proprio prestigio e peso politico.
La manifestazione di protesta è al limite dell’ammutinamento. In poche ore si uniscono a loro veterani e semplici cittadini. La folla diventa sempre più numerosa e Carmine Colpitts, presidente degli Stati Uniti, è consigliato dal proprio staff di recarsi tra i manifestanti per tentare un dialogo, rassicurare e convincerli a desistere.
Contemporaneamente, forse non informati della iniziativa presidenziale, i responsabili dei servizi di sicurezza ordinano alle unità antisommossa di disperdere la folla che ormai è composta da alcune migliaia di persone.
Generano circa 10 ore di violenta guerriglia urbana. Auto in fiamme, autobus assaltati e messi di traverso lungo le strade, lacrimogeni e scontri materiali degni delle bande di periferia. Feriti e morti.
A fatica gli agenti del Servizio Segreto incaricati della protezione del presidente riescono a estrarlo dai tumulti. Le immagini del corpulento Colpitts sanguinante al volto colpito da un oggetto contundente, gli abiti sporchi e laceri, sono rapidamente di dominio pubblico in tutto il pianeta e provocano una caduta dei titoli in tutte le borse mondiali.
Nei giorni seguenti, per placare i militari e evitare altre ripercussioni finanziarie, il parlamento Statunitense decide di non aderire direttamente alla “Operazione Marte”. Le imprese private possono partecipare al progetto come ritengono opportuno.
Dopo la decisione parlamentare tutte le installazioni delle forze armate U.S.A. sono teatro di manifestazioni di gioia e festeggiamenti.
Trascorre una manciata di tempo dagli avvenimenti di Washington e anche nel cuore della Russia si consuma una tragedia.
Il centro di una enorme area addestrativa nei pressi di Mosca riservata alle forze corazzate è segnato da un grande palco in legno grezzo dove hanno preso posto le più alte autorità civili e militari della Federazione Russa. Non manca il capo di stato, la presidente della Federazione Lucia Zelkranskj.
I primi tepori della primavera orientale accompagnano la dimostrazione operativa delle capacità della versione da esportazione del carro armato T 102/R; un prodotto innovativo costruito dalle industrie belliche russe e motivo di orgoglio nazionale.
Un giovane tenente del reggimento di cavalleria corazzata delle guardie, addetto al servizio di sicurezza, con discrezione raggiunge la Presidente. Per un istante guarda gli occhi della donna e poi, con movimenti imprevedibili e fulminei, estrae la pistola d’ordinanza. La rivolge verso sé stesso; inserisce la canna dell’arma nella bocca e esplode un colpo.
Il corpo cade sul tavolato del palco mentre dal cranio perforato schizza sangue ovunque.
Lucia Zelkranskj atterrita e con l’abito blu fresco di stiratura, il volto bianco e la elaborata acconciatura bionda punteggiata da infiniti segni rossi è trascinata in una automobile dalla sua scorta personale. Immediatamente trasportata al sicuro a Mosca tra le grandi mura del Cremlino.
L’ufficiale suicida è il tenente Leonida Tciaimov. Un giovane soldato di belle speranze, dalla carriera immacolata, estremamente affidabile. Proviene da una famiglia di tradizione militare e il padre, Generale Gregory Tciamov, comanda il gruppo armate occidentali.
Nei giorni successivi allo spettacolare suicidio è reso noto il contenuto di una ultima dichiarazione lasciata in rete dal deceduto, all’interno della sua pagina personale.
Annuncia in anticipo il gesto estremo definendolo sacrificio per la patria. Lo ritiene l’unico modo per richiamare l’attenzione del popolo Russo e di tutte le forze armate verso la svendita della sovranità nazionale legata alla possibile adesione della Federazione Russa alla “Operazione Marte”.
Le principali della città della Federazione sono in tumulto e il Generale Tciaimov seguito compatto da tutto il gruppo di armate al suo comando si ribella. Occupa San Pietroburgo e ingaggia violenti combattimenti con le unità del Ministero degli Interni che tentano di riconsegnare al Governo il controllo della situazione.
Tutti i rappresentanti dei vertici governativi rischiano la propria incolumità e devono lasciare Mosca. Riparano in Polonia mentre le fazioni, dopo gli scontri, concordano una fragile tregua.
Per riportare la situazione alla normalità, e arrestare una crisi con potenziali conseguenze globali, una complessa mediazione è intrapresa dai più autorevoli rappresentanti della chiesa Ortodossa. La condizione cardine dell’accordo prevede la non adesione della Federazione Russa alla “Operazione Marte”.
Una clausola, mutuata dalle decisioni Statunitensi, concede alle singole imprese esclusivamente private libertà di partecipazione.
Dopo queste assicurazioni scritte il Governo ha la possibilità di tornare a Mosca. Le forze armate ribelli rientrano lentamente nelle caserme; in tutte le nazioni dove è presente la religione cristiano Ortodossa sono celebrate grandi messe di ringraziamento.
Simultaneamente al mancato sostegno ufficiale e concreto alla “Operazione Marte” di Russia e U.S.A. le rimanenti nazioni terrestri con capacità industriale affermata o in via di sviluppo manifestano grande interesse e disponibilità.
Un gruppo di imprese cinesi elabora un progetto alternativo per la costruzione di una grande base di lancio nel deserto dei Gobi; le nazioni africane che comprendono nel loro territorio il deserto del Sahara propongono le aree desertiche come sede di una seconda struttura missilistica.
Il Consorzio Aerospaziale Mondiale accetta i progetti e nel corso dei decenni successivi due dei luoghi più inospitali del pianeta cambiano completamente il loro aspetto. Intorno alle strutture dedicate ai vettori Marte nascono complessi industriali di ogni genere e dal nulla appaiono città che attendono di essere dotate di tutti i servizi necessari generando altri affari.
Per i popoli terrestri è nel bene e nel male la nuova frontiera del secondo millennio; per milioni di persone senza lavoro, o costrette a vivere di attività precarie ed incerte, i vettori Marte sono la chiave per la felicità.
Gli esperti del Consorzio Aerospaziale Mondiale avevano però previsto che con la “Operazione Marte” a pieno regime per mantenere costante e accettabile la frequenza dei lanci sarebbero state indispensabili almeno 3 basi.
La soluzione è rappresentata da un gruppo di aziende europee e sud americane specializzate nella costruzione di impianti per l’estrazione di petrolio e gas naturale.
Ipotizzano la costruzione di una estesa rete di piattaforme marittime off-shore dislocate nell’Atlantico del sud, relativamente vicine alle coste del continente sud americano; lo scopo è creare una area di lancio artificiale.
Il Consorzio Aerospaziale Mondiale approva. Inizia la installazione di una struttura destinata a raggiungere l'estensione di centinaia di chilometri quadrati circondata dall’ oceano Atlantico.
Un opera colossale chiamata il “continente di ferro”.
Attualmente, dopo secoli, è ancora solidamente al suo posto e coloro che transitano sulla madre Terra cercano sempre di trovare il tempo per visitare ammirati il “continente di ferro”. Ora ospita uno dei principali musei dedicati alla storia della Madre Terra e del Grande Marte.
Con questa dissertazione sono certo di avere qualche nemico in più. Ma è la realtà storica incontrovertibile e documentata.
Ufficialmente l’umanità voleva il Grande Marte per l’anelito verso le stelle, la volontà di portare la vita, l’istinto della ricerca e dell’esplorazione.
Probabilmente per molti, moltissimi le motivazione sono queste.
Ma lo scopo della “Operazione Marte” è la necessità di fare affari. E con rapidità, viste le condizioni di instabilità dell’economia mondiale e le loro tragiche conseguenze.
Il programma non ha tempi definiti e i contenuti politici e amministrativi sono generici e vaghi; non esiste la minima idea della evoluzione delle tecnologie impiegate e molte decisioni prese poco prima della loro attuazione pratica hanno un enorme margine di approssimazione.
Queste condizioni di origine hanno condizionato la storia del Grande Marte per centinaia di anni.
Emil Primum, storico e ricercatore
fedele figlio del grande Marte e della madre Terra